CUBA
Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione
L’articolo 15 della Costituzione cubana, promulgata il 10 aprile 2019, stabilisce che «lo Stato riconosce, rispetta e garantisce la libertà religiosa», pur definendo Cuba come uno Stato laico[1]. Inoltre, prevede che «le istituzioni religiose e le associazioni fraterne siano separate dallo Stato e godano degli stessi diritti e doveri» e che «le diverse credenze e religioni ricevono pari considerazione».
L’articolo 42 afferma che «tutte le persone sono uguali davanti alla legge, ricevono la stessa protezione e trattamento da parte delle autorità e godono degli stessi diritti, libertà e opportunità, senza alcuna discriminazione per motivi di […] credo religioso». Ogni violazione sarà «sanzionata dalla legge».
L’articolo 57 riconosce il diritto di ogni persona «a professare o non professare le proprie convinzioni religiose, a cambiarle e a praticare la religione di propria scelta nel rispetto delle altre credenze e in conformità alla legge»[2]. Tuttavia, il Preambolo della Costituzione dichiara che è «solo nel socialismo e nel comunismo che l’essere umano può raggiungere la propria piena dignità», mentre l’articolo 5 presenta il Partito Comunista di Cuba (PCC) come «la forza politica dirigente superiore della società e dello Stato», definendolo «unico» e «marxista-leninista», ispirato a José Martí e Fidel Castro, e affermando che solo esso «organizza e guida lo sforzo comune per l’edificazione del socialismo e il cammino verso una società comunista»[3].
Di fatto, il PCC fonda il socialismo cubano sul marxismo-leninismo, subordinando le libertà individuali agli interessi dello Stato e alla conservazione del sistema. L’imposizione di un modello politico e sociale unico risulta in contrasto con diritti fondamentali quali la libertà di pensiero, di coscienza e di religione. In pratica, molte attività legate all’esercizio di tali libertà, inclusa quella religiosa, rimangono soggette alla volontà dello Stato, in assenza di istituzioni indipendenti in grado di garantire in modo autonomo i diritti costituzionali.
Nelle sue diverse espressioni storiche a livello globale, il paradigma socialista si è dimostrato incompatibile con i diritti individuali così come definiti dall’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, che garantisce «la libertà di pensiero, di coscienza e di religione […] individualmente o in comune con altri, in pubblico o in privato, di manifestare la propria religione o convinzione nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza»[4].
Secondo la Costituzione cubana, il Partito Comunista di Cuba (PCC) esercita un controllo totale sugli ambiti legati alla libertà religiosa attraverso il proprio Dipartimento Ideologico, che sovrintende all’Ufficio per gli Affari Religiosi (ORA). Il responsabile del Dipartimento, Rogelio Polanco, è stato nominato ambasciatore di Cuba in Vietnam e, al momento della stesura del presente rapporto, non è ancora stato sostituito. Questa situazione riflette una criticità strutturale relativa alla libertà religiosa nell’isola, che non riguarda soltanto «la semplice libertà di avere convinzioni religiose, ma la libertà di ogni persona di vivere secondo la propria fede e di esprimerla pubblicamente»[5].
La Costituzione non riconosce giuridicamente le Chiese né prevede esplicitamente la possibilità per esse di accedere sistematicamente ai mezzi di comunicazione, di evangelizzare liberamente, di costruire infrastrutture, di possedere beni necessari alle proprie attività o di costituirsi in associazioni con finalità non esclusivamente religiose, quali l’educazione, la cultura, la sanità o la beneficenza[6].
Reati previsti dal codice penale
Il nuovo codice penale, entrato in vigore il 1° dicembre 2022, subordina l’esercizio della libertà religiosa agli interessi del Partito Comunista, includendo disposizioni che limitano direttamente tale diritto.
L’articolo 272, relativo all’«Abuso della libertà religiosa», limita la libertà educativa dei genitori, stabilendo pene per «chiunque, abusando delle convinzioni o pratiche religiose garantite dalla Costituzione, le ponga in contrasto con i fini dell’educazione […] o con qualsiasi altro dovere stabilito dalla Costituzione»[7]. Le sanzioni previste vanno da sei mesi a un anno di reclusione, oppure da 100 a 300 unità di penalità pecuniarie, o entrambe.
Il Codice introduce inoltre gravi restrizioni alla libertà di espressione – diritto strettamente collegato alla libertà religiosa – e prevede pene severe per le critiche al sistema socialista, considerando l’utilizzo dei social media un’aggravante.
L’articolo 124 (paragrafo 1), inserito nel capitolo sui «Reati contro la sicurezza interna dello Stato», punisce con la reclusione da tre a otto anni chiunque «istiga contro l’ordine sociale, la solidarietà internazionale o lo Stato socialista riconosciuto dalla Costituzione della Repubblica». Qualora tale istigazione avvenga attraverso i social media, la pena sale da quattro a dieci anni[8].
L’articolo 266 del Codice penale, relativo ai «disordini pubblici», punisce la diffusione di notizie false e di «previsioni malevole volte a causare allarme, scontento o disinformazione tra la popolazione» con la reclusione da uno a tre anni. La pena aumenta da due a cinque anni se il reato è commesso mediante «social media o mezzi di comunicazione sociale, sia fisici che digitali»[9]. A titolo di paragone, si tratta della medesima pena prevista per chi provoca disordini pubblici con armi da fuoco o esplosivi.
L’articolo 270, contenuto nel Capitolo IV, prevede pene da due a cinque anni di reclusione per chiunque sminuisca «le istituzioni della Repubblica di Cuba e le organizzazioni politiche del Paese, siano esse di massa o di natura sociale».
Legislazioni approvate nel 2024
Nel corso del 2024, nuove leggi hanno ulteriormente ampliato i poteri del governo e ristretto i diritti individuali, con potenziali ripercussioni anche sull’esercizio della libertà religiosa.
La nuova Legge sulla cittadinanza[10] consente al governo di revocare la cittadinanza a chiunque compia «atti contrari» agli interessi politici del Paese. Tuttavia, la norma non chiarisce cosa si intenda con tale espressione, né definisce chi sia legittimato a stabilirlo, lasciando spazio a interpretazioni arbitrarie.
La Legge sull’immigrazione e sugli stranieri[11] autorizza le autorità a negare l’ingresso nel Paese o a limitarne l’uscita a persone considerate una minaccia per la difesa o la sicurezza nazionale, oppure ritenute responsabili di «atti ostili ai fondamenti politici, economici e sociali dello Stato cubano».
Infine, la nuova Legge sulle comunicazioni sociali, che ha sostituito la normativa del 1976 in materia di mezzi di informazione, introduce ulteriori vincoli alla libertà di espressione. L’articolo 13 (3a) vieta l’uso dei contenuti pubblicati per «sovvertire l’ordine costituzionale e destabilizzare lo Stato di diritto e la giustizia sociale dello Stato socialista», mentre l’articolo 13 (paragrafo 3, i) proibisce la «diffamazione, calunnia o offesa» al regime. L’articolo 28 (paragrafo 2) stabilisce che «le agenzie di stampa, la radio, la televisione e i mezzi di comunicazione sociale cartacei o digitali» sono «proprietà socialista dell’intero popolo o delle organizzazioni politiche, di massa o sociali, e non possono essere oggetto di alcun’altra forma di proprietà, in conformità con la Costituzione»[12].
La Legge sulle Associazioni
L’articolo 274, Capitolo VIII del Codice penale, intitolato «Associazioni, riunioni e manifestazioni illegali», stabilisce che «un’associazione non autorizzata incorre in una pena detentiva da sei mesi a un anno», pena che aumenta da sei mesi a due anni per gli organizzatori. I responsabili possono inoltre essere soggetti alla confisca dei beni. L’articolo 275 punisce l’organizzazione o la partecipazione a riunioni promosse da tali associazioni[13].
Questo articolo assume particolare rilevanza in quanto numerose Chiese evangeliche protestanti di recente formazione non risultano registrate né autorizzate a Cuba. Secondo fonti vicine al governo, il Registro delle Associazioni della Repubblica di Cuba include 651 istituzioni religiose e 1.562 istituzioni fraterne, la metà delle quali registrate e riconosciute dopo la rivoluzione. I gruppi privi di riconoscimento legale sono descritti come potenziali fonti di divisione[14].
Le disposizioni transitorie della Legge sulle Associazioni del 1985 prevedevano l’adozione di una «legge sulla regolamentazione del culto religioso»[15]. In assenza di tale normativa, la maggior parte delle istituzioni religiose resta soggetta alla Legge sulle Associazioni. La Costituzione del 2019 ha inoltre eliminato il riferimento secondo cui «la legge regola i rapporti dello Stato con le istituzioni religiose», escludendo per il momento l’introduzione di una legge specifica sul culto[16].
Secondo il programma legislativo per il 2025, volto ad aggiornare vari ambiti normativi, è prevista l’approvazione di una «legge sui tipi di associazione», che dovrebbe disciplinare anche le questioni legate al culto e definire le competenze del Dipartimento per le Istituzioni Religiose e le Associazioni Fraterne.
La Chiesa cattolica non è inclusa nel Registro delle Associazioni, salvo nei casi di domande di autorizzazione edilizia, di competenza del Ministero della Giustizia.
Un’associazione può vedersi negare il riconoscimento legale qualora le sue attività risultino sovrapposte a quelle di un’entità già registrata. Una volta riconosciute, le organizzazioni religiose devono comunque ottenere l’autorizzazione dell’Ufficio per gli Affari Religiosi per svolgere le proprie attività[17].
Sono presenti tre associazioni religiose gestite dallo Stato: il Consiglio delle Chiese, che riunisce protestanti, pentecostali ed evangelici; l’Associazione Culturale Yoruba, per i praticanti della religione yoruba; e la Lega Islamica Cubana, per i musulmani. Secondo i critici, queste entità sarebbero controllate dallo Stato, che eserciterebbe così un’influenza diretta sulle rispettive comunità religiose[18].
Sussistono inoltre dubbi sull’indipendenza politica della Piattaforma di Dialogo Interreligioso, che dichiara di riunire «credenti delle sette religioni stabilite a Cuba, quindici associazioni e istituzioni, nonché persone guidate dalla fede a Cuba»[19]. La piattaforma è diretta da Enrique Alemán Gutierrez, membro del Parlamento cubano[20].
Ufficio per gli Affari Religiosi
Cuba non dispone di un quadro giuridico specifico a tutela della libertà religiosa. L’Ufficio per gli Affari Religiosi (ORA)[21] del Comitato Centrale del Partito Comunista sovrintende a diversi aspetti della vita religiosa: approva o respinge le richieste di visita da parte di stranieri presso associazioni religiose; autorizza la costruzione, riparazione o acquisizione di luoghi di culto; concede i permessi per i servizi religiosi pubblici; e regola l’importazione di letteratura religiosa[22].
Nel marzo 2022, il governo ha istituito il Dipartimento per le Istituzioni Religiose e le Associazioni Fraterne, nell’ambito di un processo di “rafforzamento della struttura governativa” [23]. Da allora, tale Dipartimento ha assunto competenze relative all’ingresso religioso a Cuba, alla gestione dei progetti edilizi e alla registrazione dei beni[24]. Tuttavia, l’Ufficio per gli Affari Religiosi ha continuato a svolgere il compito di “attuare le politiche della Rivoluzione cubana tra le religioni e i credenti”.
Nel dicembre 2024, la supervisione governativa delle istituzioni religiose e delle associazioni fraterne è stata per la prima volta inserita nell’agenda del Consiglio dei Ministri. Il rapporto presentato ha sottolineato la missione del Dipartimento di “assistere il Primo Ministro nello svolgimento e nell’esecuzione dei compiti amministrativi relativi alle norme che attuano le politiche approvate in materia di istituzioni religiose e associazioni fraterne” [25].
Le Risoluzioni 43 e 46 del febbraio 2005, pubblicate nella Gazzetta Ufficiale n. 8 dell’aprile 2005, regolano e limitano l’uso dei luoghi di culto. La Risoluzione 43 impone alle organizzazioni religiose di ottenere un’autorizzazione governativa preventiva per qualsiasi intervento di riparazione (anche minore), ampliamento o nuova costruzione. La Risoluzione 46 stabilisce invece le linee guida per la richiesta, la procedura e l’autorizzazione del culto in abitazioni private[26].
Sebbene a Cuba coesistano decine di confessioni religiose e la libertà di culto sia formalmente riconosciuta, il diritto alla libertà religiosa resta condizionato e subordinato al controllo totalitario dello Stato e del Partito Comunista. Questo controllo limita, restringe e regola un ampio ventaglio di iniziative legate all’esercizio del culto.
Episodi rilevanti e sviluppi
Decine di episodi sono stati segnalati nel 2023 e nel 2024. Come in altri Stati autoritari, la maggior parte di questi episodi ha avuto origine nella volontà del Partito di difendere gli ideali marxisti-leninisti e di esercitare un controllo totale sui diritti individuali e collettivi.
Non è possibile fornire un resoconto esaustivo degli episodi, che vengono pertanto raggruppati per categorie, accompagnate da esempi specifici: convocazioni intimidatorie e arresti; furti nelle parrocchie e nei luoghi di culto; restrizioni alla partecipazione a celebrazioni religiose e processioni; e limitazioni all’esercizio della religione. Sono inclusi anche alcuni sviluppi positivi.
Convocazioni intimidatorie e arresti
Dagoberto Valdés Hernández, laico cattolico e fondatore del Centro di Studi Convivencia, è stato più volte convocato e sottoposto a intimidazioni da parte della Sicurezza di Stato durante il periodo in esame. Nel 2024 è stato interrogato almeno in quattro occasioni. Il 30 aprile, dopo le 21, è stato fermato mentre rientrava in auto da L’Avana a Pinar del Río, dove aveva partecipato a conferenze con sacerdoti e religiosi. È seguita un’operazione di polizia notturna su larga scala, durante la quale è stato condotto in una stazione di polizia, trattenuto in isolamento e interrogato[27]. Valdés era già stato convocato a comparire davanti alla Sicurezza di Stato il giorno successivo. Era stato inoltre convocato dalle autorità nel dicembre 2023, e poi nel luglio e novembre 2024 e nel gennaio 2025. Anche altri membri del Centro di Studi Convivencia sono stati interrogati per ottenere informazioni sulla loro partecipazione a forum internazionali, sui contatti con l’estero e su eventi legati alla Chiesa cattolica[28].
Il 10 luglio 2024, il predicatore evangelico Osdeni Machado, appartenente alla Rete Apostolica “Salvando Vite” nella provincia di Sancti Spíritus, è stato convocato dalla polizia dopo che i suoi seguaci avevano pregato, predicato e impartito benedizioni per le strade della città. Si è trattato della sua seconda convocazione[29].
Nel mese di agosto 2024, anche il sacerdote cattolico padre Kenny Fernández Delgado è stato convocato dalla Sicurezza dello Stato per un interrogatorio, dopo aver invitato tramite i social media a pregare nei parchi pubblici «per una soluzione ai conflitti affinché prevalgano la pace e la giustizia in Venezuela e a Cuba». Le autorità hanno considerato tale iniziativa una forma di «attività pre-criminale». Durante l’interrogatorio, gli è stato intimato che «atti considerati anti-rivoluzionari, come la pubblicazione sui social media di messaggi ritenuti critici verso il processo rivoluzionario e i suoi alleati», sarebbero stati puniti[30].
Furti e atti vandalici in chiese e luoghi di culto
Nel periodo di riferimento, Cuba ha conosciuto un’ondata senza precedenti di furti e atti vandalici in chiese, parrocchie e residenze di sacerdoti e religiosi. Tra marzo 2023 e luglio 2024, sono stati segnalati oltre 50 episodi in 34 parrocchie e case religiose. Questo fenomeno ha generato un diffuso clima di paura all’interno della comunità cristiana, attribuibile in parte alla grave crisi economica che ha aggravato le condizioni di vita sull’isola, e in parte alla crescente insicurezza e vulnerabilità dei beni ecclesiastici. La Chiesa dell’Esaltazione della Santa Croce, nella località e municipio di Baraguá, è stata derubata dieci volte[31]. In alcuni casi, gli intrusi non hanno rubato nulla, ma si sono limitati a vandalizzare la proprietà, con l’intento di incutere timore nella comunità[32].
Padre Kenny Fernández Delgado ha denunciato diversi attacchi alla sua chiesa, osservando che «ogni mese vengono lanciate una, due o cinque pietre contro le finestre dell’edificio, sempre in orari in cui non è possibile identificare i responsabili»[33]. Ha inoltre riferito che almeno due furti si sono verificati nella sua parrocchia nell’arco di 43 giorni[34].
Anche il pastore Víctor Rubén Ocaña Salcines, della Prima Chiesa Battista “La Trinidad” di Santa Clara, ha denunciato furti nella propria comunità[35].
Furti e atti vandalici in chiese e luoghi di culto
Il movimento Damas de Blanco è stato fondato nel marzo 2003 da donne che protestavano contro l’arresto e le molestie subite dai loro familiari. Le partecipanti frequentano regolarmente la Messa domenicale, seguita da attività di denuncia per chiedere il rilascio dei loro congiunti. Le autorità, tuttavia, hanno spesso impedito loro di lasciare le abitazioni o le hanno arrestate durante il tragitto verso la chiesa[36].
Tra il 2022 e il 9 dicembre 2024, il gruppo ha segnalato episodi di intimidazione in 106 domeniche, giorno abituale delle loro manifestazioni[37]. La situazione riguarda l’intero territorio nazionale. Il 24 settembre 2023, ad esempio, almeno 15 Damas de Blanco sono state arrestate in diverse località del Paese, mentre ad altre 13 è stato consentito partecipare alla Messa. Alcune delle detenute hanno riferito di essere state trattenute fino a 13 ore[38]. Altre 20 donne sono state arrestate il 21 gennaio 2024[39] e ulteriori 12 il 9 ottobre 2024[40].
Durante la Settimana Santa del 2024, lo Stato ha autorizzato 111 processioni in tutto il territorio nazionale[41]. Tuttavia, secondo fonti giornalistiche, le processioni nella diocesi orientale di Bayamo-Manzanillo[42] e nella parrocchia di padre Léster Zayas, nel quartiere Vedado dell’Avana, sono state vietate, in quest’ultimo caso per il secondo anno consecutivo. Padre Zayas ha spiegato: «Secondo le informazioni ricevute dai miei superiori, il permesso è stato negato perché le mie omelie sono ritenute offensive o insultanti per alcune persone, o considerate pericolose. È stato chiesto ai vescovi di zittirmi, disciplinarmi o addirittura di espellermi dal Paese»[43].
Attraverso i social media, padre Rolando Montes ha denunciato che il 30 maggio 2024, funzionari del Partito Comunista Cubano gli hanno negato l’autorizzazione a svolgere una processione programmata, affermando che «non si trattava di una tradizione». Nella stessa comunità, nel dicembre 2023, era già stato negato il permesso per l’allestimento di un presepe per bambini, nonostante si trattasse di una consolidata tradizione cattolica. Questi episodi sono interpretati come un accanimento sistematico contro il sacerdote, che in più occasioni ha denunciato pubblicamente la mancanza di libertà a Cuba[44].
Limiti alla pratica religiosa
Il 14 maggio 2024, un altro sacerdote cattolico, padre Alberto Reyes, ha annunciato che avrebbe «suonato le campane della chiesa per 30 volte, con il ritmo lento delle processioni funebri, a segnalare la morte e il lutto, la morte agonizzante della nostra libertà e dei nostri diritti, il soffocamento e il naufragio delle nostre vite»[45]. Dopo due notti, secondo quanto riferito, i suoi superiori gli hanno ordinato di interrompere la protesta[46].
In un’intervista pubblicata il 17 marzo 2023, padre Castor Álvarez ha affermato: «Sappiamo di essere costantemente sorvegliati». Riguardo alle restrizioni imposte ai sacerdoti, ha aggiunto: «Ci sono altre libertà che ci vengono negate, come entrare nelle scuole o nelle carceri. In quanto sacerdote, non mi è permesso visitare i detenuti». Ha inoltre sottolineato che «una delle libertà più grandi che ci viene negata a Cuba è quella economica», il che comporta «limiti alle attività che richiedono ingenti risorse, come costruire chiese, organizzare pellegrinaggi o altri eventi»[47].
Nel marzo 2024, padre Jorge Luis Soto ha denunciato di essere stato respinto all’ingresso di un ospedale dell’Avana, dove si era recato per amministrare i sacramenti a una persona gravemente malata. Non era la prima volta che gli veniva impedito l’accesso[48].
Sviluppi positivi
Nonostante le gravi difficoltà, la Chiesa cattolica ha cercato di mantenere un ruolo di mediazione nel movimento di protesta sociale iniziato nel 2021, come già avvenuto in altri momenti storici significativi per Cuba.
Nel febbraio 2023, il cardinale Beniamino Stella, inviato speciale di Papa Francesco, ha visitato l’isola. Durante un incontro con il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, ha chiesto la liberazione dei manifestanti incarcerati[49]. Il 26 aprile 2023, anche i rappresentanti della Conferenza Episcopale Cubana hanno incontrato il presidente[50]. A seguito di questi incontri, e nel contesto del Giubileo della Speranza inaugurato da Papa Francesco nel dicembre 2024, il governo ha annunciato, il 14 gennaio 2025, la liberazione di 533 prigionieri[51]. Circa 127 detenuti sono stati rilasciati tra il 15 e il 16 gennaio 2025[52]; tra loro figurava anche il pastore Lorenzo Rosales Fajardo, della Chiesa non registrata Mount Zion di Palma Soriano, arrestato nell’agosto 2021 e condannato a sette anni con l’accusa di disordine pubblico e aggressione alle forze dell’ordine. È stata inoltre liberata Donaida Pérez Paseiro, leader della religione Yoruba[53].
Le autorità cubane, che detengono il monopolio su comunicazioni, istruzione e assistenza sociale, hanno continuato a consentire ai vescovi cattolici la trasmissione di programmi radiofonici la domenica e nei giorni di festività religiosa. Nel 2023, per la prima volta, è stato inoltre autorizzato a determinate case di riposo l’importazione di veicoli per rispondere alle proprie necessità. Le autorità hanno anche approvato la distribuzione di aiuti e materiali di soccorso da parte delle Chiese a favore delle popolazioni colpite dagli uragani Oscar e Rafael[54].
La Conferenza Episcopale Cattolica di Cuba ha tenuto la propria Assemblea Plenaria dal 4 al 7 novembre 2024, durante la quale sono stati eletti il nuovo presidente e i responsabili delle commissioni nazionali per il triennio 2024-2027[55]. Il governo non è intervenuto né nel processo elettorale né nella distribuzione degli incarichi.
Prospettive per la libertà religiosa
In un contesto segnato da gravi crisi economiche e sociali, il regime comunista ha inasprito leggi e regolamenti nel tentativo di preservare il sistema socialista sotto la guida di un unico partito marxista-leninista. Le riforme legislative più recenti hanno alimentato il timore che la situazione non registri miglioramenti nel prossimo futuro.
In un clima di restrizioni alla libertà di espressione, di associazione, di istruzione e alla proprietà privata, e in assenza di istituzioni indipendenti dall’apparato politico, la libertà religiosa — intesa come diritto di vivere la propria religione o convinzione individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato, secondo la propria forma di culto, osservanza, pratica e insegnamento — continuerà a essere gravemente limitata a Cuba. Si tratta di una condizione sistemica, difficilmente superabile in assenza di un significativo cambiamento politico.
In un documento pubblicato il 18 agosto 2023, la Conferenza Episcopale Cattolica di Cuba ha descritto la crisi nazionale come «la più grave delle ultime decadi», definendo il momento storico attuale come «uno dei periodi più difficili della storia» dell’isola, afflitta da «una disperazione e un’apatia schiaccianti». I vescovi hanno affermato: «Anche le nostre comunità e gli operatori pastorali soffrono della stanchezza quotidiana derivante dal tentativo di sopravvivere a Cuba. Manca ancora il riconoscimento del fatto che la ricchezza della nazione risiede nella pluralità di pensieri, opinioni e idee che sono sempre più presenti tra noi»[56].
Le prospettive per la libertà religiosa a Cuba restano cupe e, per il periodo in esame, non si registrano miglioramenti significativi.
Fonti