GUINEA EQUATORIALE
Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione
La Costituzione della Guinea Equatoriale (adottata nel 1991 e modificata a seguito di un referendum nel 2011) garantisce le libertà di coscienza, di religione e di culto (articoli 13, paragrafo 1, comma f, e 24, paragrafo 4) e prevede sanzioni per la discriminazione fondata su tribù, etnia, genere o religione, nonché su motivi di natura sociale, politica o analoga (articolo 15, paragrafo 1) [1]. Inoltre, la Costituzione vieta ai partiti politici di identificarsi con una religione; essi devono avere un «carattere e ambito nazionale, e pertanto non devono fondarsi su tribù, etnia, regione, distretto, municipalità, provincia, genere, religione, condizione sociale né professione o occupazione» (articolo 9, paragrafo 2). Gli individui sono liberi di cambiare religione e «ai cristiani che si convertono all’Islam è consentito aggiungere nomi musulmani ai propri nomi cristiani nei documenti ufficiali»[2].
L’articolo 24 (paragrafo 4) garantisce la libera scelta in materia di istruzione religiosa. Ne consegue che «ogni persona, entità privata o comunità religiosa legalmente costituita» ha «il diritto di fondare scuole», a condizione che queste siano «soggette al piano pedagogico ufficiale» (articolo 24, paragrafo 3). Nelle scuole statali, lo studio della religione è facoltativo e può essere sostituito da un corso di educazione civica o sociale. Diversi gruppi religiosi, principalmente cattolici e protestanti, gestiscono scuole primarie e secondarie[3].
Una legge del 1991, modificata nel 1992[4], stabilisce i requisiti per la registrazione dei gruppi religiosi. La norma riconosce inoltre un trattamento preferenziale alla Chiesa cattolica e alla Chiesa Riformata della Guinea Equatoriale, che non sono tenute a ottenere la registrazione statale[5]. Questo trattamento si riflette, tra l’altro, nell’inclusione della Messa cattolica in tutte le cerimonie ufficiali, in particolare durante le celebrazioni dell’anniversario del colpo di Stato del 1979, della Giornata dell’Indipendenza e del compleanno del Presidente.
Tutti gli altri gruppi religiosi sono tenuti a registrarsi presso il Ministero della Giustizia[6]. La valutazione delle domande è affidata al Direttore Generale del Ministero. Alcune comunità, tra cui musulmani e bahá’í, devono registrarsi una sola volta, mentre altre denominazioni più recenti possono essere obbligate a rinnovare periodicamente la registrazione. I gruppi non registrati possono essere multati o vietati. Il processo di registrazione risulta estremamente lento e, in alcuni casi, può durare anni. Tuttavia, ciò sembra dovuto più a ostacoli burocratici che a un esplicito pregiudizio politico nei confronti di specifiche comunità religiose[7].
Nell’ottobre 2012, il governo e la Santa Sede hanno firmato un concordato[8] che garantisce la personalità giuridica della Chiesa cattolica nel Paese. Il testo regola inoltre aspetti quali il «matrimonio canonico, i luoghi di culto, le istituzioni educative e l’assistenza spirituale ai fedeli cattolici negli ospedali e nelle carceri»[9].
Il 4 aprile 2015, il Ministero della Giustizia ha pubblicato un decreto relativo alle attività religiose. Secondo tale decreto, tutte le attività religiose svolte al di fuori dell’orario compreso tra le 6:00 e le 21:00, nonché quelle che si tengono al di fuori dei luoghi di culto registrati, possono aver luogo solo previa autorizzazione del Ministero. Il decreto vieta lo svolgimento di attività religiose o di predicazione nelle abitazioni private qualora vi partecipino persone non residenti, e stabilisce che i rappresentanti o le autorità religiose straniere debbano ottenere un’autorizzazione preventiva per guidare o intervenire in attività religiose[10].
Le celebrazioni cristiane, come il Natale, il Venerdì Santo, il Corpus Domini e l’Immacolata Concezione, sono considerate festività nazionali[11].
Episodi rilevanti e sviluppi
La Guinea Equatoriale è un piccolo Paese produttore di petrolio dell’Africa centrale, con una popolazione di 1,9 milioni di abitanti, situato sulla costa occidentale tra il Camerun e il Gabon. Il territorio comprende l’isola di Bioko e altre quattro isole minori nel Golfo di Guinea.
Nel gennaio 2023, il leader dell’opposizione Julio Obama Mefuman è morto in carcere all’età di 51 anni. Secondo quanto riportato, era stato rapito in Sud Sudan e poi trasferito nella capitale equatoguineana, Malabo. Mefuman era cittadino spagnolo e, appena due settimane prima della sua morte, la Spagna aveva aperto un’indagine che coinvolgeva il Ministro della Sicurezza Nazionale della Guinea Equatoriale e uno dei figli del Presidente, in relazione al sequestro[12]. Il Parlamento Europeo ha condannato il rapimento e la morte, chiedendo sanzioni contro le autorità coinvolte e il rimpatrio del corpo di Mefuman[13].
Nel mese di giugno, un tribunale militare ha condannato Gabriel Nsé Obiang, leader del partito di opposizione Citizens for Innovation (CFI), insieme a numerosi membri del partito, a pene detentive comprese tra nove e ventinove anni. L’uso di un tribunale militare è stato ritenuto insolito dagli osservatori e il processo si è svolto «a porte chiuse», senza che gli imputati potessero avvalersi di una difesa legale indipendente.
Nel mese di giugno, un tribunale militare ha condannato Gabriel Nsé Obiang, leader del partito di opposizione Cittadini per l’Innovazione (CFI), insieme a numerosi membri del partito, a pene detentive comprese tra nove e ventinove anni[14]. L’uso di un tribunale militare è stato considerato insolito dagli osservatori e il processo si è svolto «a porte chiuse», senza che agli imputati fosse garantito l’accesso a un’assistenza legale indipendente[15].
Nel settembre 2023, il Senato della Guinea Equatoriale ha proposto modifiche alla Legge n. 4/1991 sulla libertà religiosa, con l’obiettivo di affrontare il fenomeno delle comunità religiose che praticano forme di evangelizzazione ritenute fraudolente e potenzialmente dannose per la società[16]. Tra le principali raccomandazioni per l’aggiornamento normativo figurano: la conduzione di valutazioni periodiche delle organizzazioni religiose; l’introduzione di requisiti più rigorosi per il rilascio delle autorizzazioni; e l’attuazione di ispezioni per contrastare lo sfruttamento e le attività illecite all’interno delle comunità. Le raccomandazioni prevedono inoltre la sospensione dei leader non qualificati, la creazione di una commissione di vigilanza e l’istituzione di ispezioni obbligatorie nei luoghi di culto, con sanzioni come la chiusura in caso di mancato rispetto delle disposizioni[17].
Nel settembre 2023, il governo ha disposto la chiusura di sei Chiese pentecostali ed evangeliche per il mancato rispetto delle nuove normative in materia di registrazione. Il provvedimento si inserisce in un’azione più ampia, giustificata dal Senato del Paese come volta a «proteggere la popolazione» da quelle che sono state definite «pratiche scorrette di culti e confessioni religiose»[18]. Già nel maggio 2023, il Ministero della Giustizia aveva convocato le chiese evangeliche e pentecostali, invitandole a costituire una confederazione analoga a quella esistente per le Chiese cattolica e presbiteriana. La Confederazione delle Chiese è stata istituita l’11 maggio 2023, con la partecipazione di rappresentanti della maggior parte delle denominazioni e di esponenti politici, con l’obiettivo dichiarato di rispondere alle esigenze amministrative[19]. Il Ministero ha ordinato a tutte le Chiese non aderenti alla confederazione di sospendere le proprie attività, revocando di fatto le precedenti registrazioni che ne consentivano l’operatività autonoma. Alle Chiese e ai pastori è stato concesso un termine di soli nove giorni per aderire alla confederazione e registrare le proprie credenziali. Ai pastori è stato richiesto di presentare attestati in teologia o in studi religiosi rilasciati da istituzioni internazionalmente riconosciute, accompagnati da un certificato di equipollenza emesso dall’Università Nazionale della Guinea Equatoriale[20].
In un’intervista rilasciata nel giugno 2024 all’Agenzia Fides, il vescovo di Mongomo e Presidente della Conferenza Episcopale della Guinea Equatoriale, monsignor Juan Domingo-Beka Esono Ayang, ha parlato delle nuove dinamiche all’interno della Chiesa. Il presule ha evidenziato un significativo aumento delle vocazioni sacerdotali, con il numero di seminaristi del seminario maggiore di Bata passato da circa 40 a quasi 90 nel giro di pochi anni[21].
Nel luglio 2024, Rubén Maye Nsue Mangue, pastore ed ex Ministro della Giustizia, è stato rilasciato a seguito di un atto di grazia concesso dal Presidente Teodoro Obiang Nguema. Mangue era detenuto da due anni, dopo il suo arresto nel 2022 per aver definito il Presidente un «demonio» in una registrazione audio ampiamente diffusa[22]. Avendo rifiutato di scusarsi, era stato accusato di disturbo dell’ordine pubblico e gli era stato vietato di predicare. Il Presidente Obiang, al potere dal 1979 e rieletto per un sesto mandato nel 2022 con quasi il 95 percento dei voti, ha concesso l’amnistia a Mangue e ad altri 19 detenuti, con l’aspettativa che si comportassero come «cittadini pentiti». Mangue ha dichiarato di non aver avuto accesso a un avvocato durante la detenzione e di non essere mai stato sottoposto a processo. Aveva ricoperto la carica di Ministro della Giustizia dal 1998 al 2004, prima di essere destituito dal Presidente Obiang[23].
Nel novembre 2024, il Senato della Guinea Equatoriale ha convocato il Ministro della Giustizia per affrontare le crescenti preoccupazioni legate al rapido aumento delle congregazioni religiose e all’abuso della libertà religiosa[24]. Durante la sessione sono stati evidenziati problemi quali presunta corruzione tra pastori e leader religiosi, manipolazione dei riti religiosi e attività settarie che presenterebbero i pastori come figure divine dotate di poteri di guarigione. Tali attività sarebbero ritenute responsabili di tensioni e disordini sociali. Il Senato ha voluto comprendere meglio l’approccio del governo nell’affrontare tali sfide, in particolare attraverso misure normative più stringenti[25].
Il Ministro della Giustizia ha illustrato piani per vietare le pratiche considerate «sataniche», escluderne i promotori e condurre ispezioni approfondite nelle Chiese, al fine di individuare e correggere eventuali irregolarità[26].
Prospettive per la libertà religiosa
Secondo diverse organizzazioni per i diritti umani, la Guinea Equatoriale è afflitta da povertà, corruzione e repressione[27]. Il Presidente Obiang Nguema è al potere dal 1979, risultando il Capo di Stato in carica da più tempo in Africa. Nonostante tali criticità sul piano dei diritti umani, durante il periodo di riferimento non sono state segnalate gravi violazioni della libertà religiosa. La situazione è rimasta stabile, tendenza che con ogni probabilità continuerà.
Fonti