NICARAGUA
Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione
Il 30 gennaio 2025, l’Assemblea Nazionale del Nicaragua ha approvato una riforma costituzionale che ha modificato alcune disposizioni relative alla libertà religiosa[1]. Il testo definitivo è stato pubblicato nel febbraio 2025[2].
Nel Preambolo, l’Assemblea Costituente afferma di promulgare la Costituzione «in nome del popolo del Nicaragua» e – tra gli altri – «dei cristiani, che, sulla base della loro fede in Dio, sono impegnati e coinvolti nella lotta per la liberazione degli oppressi»[3].
L’articolo 3 stabilisce che lo Stato nicaraguense si fonda sui valori cristiani, mentre l’articolo 11 garantisce la «libertà di culto, fede e pratica religiosa, nel rigoroso rispetto della separazione tra lo Stato e le Chiese»[4].
L’articolo 12, relativo alla politica estera, vieta «ogni forma di aggressione politica, militare, economica, culturale o religiosa», nonché «l’ingerenza negli affari interni di altri Stati»[5].
L’articolo 7, tra i principi fondamentali della nazione, riconosce i popoli indigeni e i nicaraguensi di discendenza africana[6]. Una legge adottata nell’agosto 2021 vieta ogni forma di discriminazione nei confronti di questi gruppi e promuove la loro partecipazione nella pubblica amministrazione[7].
L’articolo 21 afferma che lo Stato è laico e ribadisce la garanzia della libertà di culto, fede e pratica religiosa, nel rispetto della separazione tra Stato e Chiese. Aggiunge che «sotto la protezione della religione, nessuna persona o organizzazione può svolgere attività che compromettano l’ordine pubblico», e che le organizzazioni religiose devono essere libere da ogni forma di controllo straniero.
L’articolo 63 riconosce a ogni persona il diritto, individuale e collettivo, di esprimere pubblicamente e privatamente le proprie convinzioni religiose, purché nel rispetto dei principi fondamentali della Costituzione[8].
Infine, l’articolo 113 stabilisce che l’istruzione in Nicaragua è laica, pur garantendo ai centri educativi privati religiosi il diritto di offrire l’insegnamento della religione come materia extracurricolare[9].
Le comunità della costa caraibica del Nicaragua godono di un ampio livello di autonomia, volto a garantire lo sviluppo secondo le proprie tradizioni storiche e culturali. L’articolo 166 della Costituzione assicura il diritto a preservare «le proprie culture, lingue, tradizioni e costumi». In occasione della recente riforma costituzionale, è stato rimosso un precedente riferimento esplicito alla religione[10].
Nel novembre 2021 è stata soppressa la figura del Decano del Corpo Diplomatico, tradizionalmente ricoperta dal Nunzio Apostolico[11].
Nel 2022, l’approvazione di una legge generale[12] sulla regolamentazione e il controllo delle organizzazioni senza scopo di lucro ha introdotto nuove restrizioni per le entità religiose e caritative[13]. In base alla normativa, è vietato esporre propaganda politica sia all’interno che all’esterno delle chiese e degli altri luoghi di culto[14].
Il Nicaragua è firmatario della Convenzione Americana sui Diritti Umani (Patto di San José), che riconosce la libertà di coscienza e di religione all’articolo 12[15].
Modifiche legislative che criminalizzano la libertà religiosa
Negli ultimi anni si sono registrati sviluppi normativi che rappresentano una minaccia alla libertà di religione e di credo. Nel febbraio 2023 è stata promulgata la “Legge speciale per regolare la perdita della nazionalità nicaraguense” (Legge n. 1145), che consente la revoca della cittadinanza ai soggetti considerati «traditori della patria» ai sensi della Legge n. 1055 del 2020 (“Legge per la difesa dei diritti del popolo all’indipendenza, sovranità e autodeterminazione per la pace”) [16]. Tale misura ha colpito, tra gli altri, i 222 prigionieri politici deportati negli Stati Uniti nel febbraio 2023 – tra cui figurano anche diversi leader religiosi – e le 135 persone trasferite in Guatemala nel settembre 2024, tutte private della cittadinanza in base a tale normativa[17].
Sempre nel 2023 è stato adottato il Regolamento di attuazione della Legge generale sulla regolamentazione e il controllo delle organizzazioni senza scopo di lucro. Il regolamento introduce strumenti coercitivi e meccanismi di controllo politico, consentendo la revoca della personalità giuridica di enti della società civile e religiosi, sia attraverso decreti governativi diretti, sia mediante un’eccessiva burocrazia che porta a una “dissoluzione volontaria” forzata.
Entro maggio 2023, 43 organizzazioni non governative hanno optato per la dissoluzione volontaria[18]. La legge è stata ampiamente criticata come incostituzionale, per l’assenza di garanzie procedurali e per le sue implicazioni sulle libertà fondamentali. Tra l’aprile 2018 e il dicembre 2022 sono state chiuse oltre 3.000 ONG nel Paese. Nell’agosto 2024, il governo ha cancellato la personalità giuridica di ulteriori 1.500 organizzazioni, un terzo delle quali a carattere religioso[19].
Nel luglio 2023, è stata approvata una riforma della legge sulla polizia che introduce nuove sanzioni penali per i membri delle forze dell’ordine[20]. Il mancato rispetto degli ordini superiori «a danno della sicurezza pubblica» è ora considerato un reato, punibile con almeno sei mesi di reclusione. L’abbandono del servizio è invece qualificato come «diserzione», con pene comprese tra due e tre anni di carcere. Tali disposizioni riflettono il tentativo del governo di rafforzare il controllo sulle forze di polizia, dotandosi di strumenti giuridici per reprimere il dissenso interno[21].
La normativa sulle organizzazioni senza scopo di lucro ha avuto effetti anche sull’informazione, poiché numerosi organi di stampa risultano registrati come ONG, spesso con finanziamenti esteri[22]. Parallelamente, una legge sulla criminalità informatica ha permesso al governo di perseguire attivisti dell’opposizione e giornalisti per la diffusione di «fake news» attraverso i social media[23]. Secondo Amnesty International, l’applicazione combinata di queste leggi ha giustificato la confisca di beni appartenenti a Chiese e ONG, oltre alla criminalizzazione dei servizi religiosi[24].
Il processo di riconoscimento giuridico delle Chiese e delle organizzazioni della società civile è interamente gestito dal Ministero dell’Interno, che detiene il potere discrezionale di concedere o revocare tale status. Questa centralizzazione può essere utilizzata in modo selettivo per ostacolare la costituzione di nuove entità religiose non allineate con l’indirizzo politico del governo[25].
Un ulteriore strumento di controllo è rappresentato dalla Legge sulla regolamentazione delle collaborazioni e alleanze con agenti stranieri, approvata nel 2020. Tale legge obbliga tutte le persone fisiche e giuridiche che ricevono fondi dall’estero a registrarsi presso il Ministero dell’Interno come «agenti stranieri» – inclusi gli enti religiosi che dipendono da donazioni internazionali[26]. Agli agenti stranieri è vietato partecipare a questioni di politica interna o estera, limitando di fatto la possibilità per le organizzazioni religiose di esprimersi o contribuire al dibattito pubblico[27]. Il mancato rispetto delle disposizioni comporta sanzioni severe: sospensione delle attività[28], pesanti sanzioni pecuniarie[29], sequestro di fondi e beni[30]. Tali misure compromettono profondamente l’autonomia e la libertà operativa delle organizzazioni religiose[31].
Nel mese di agosto 2024, alcune disposizioni della Legge fiscale sono state abrogate, tra cui l’esenzione dall’imposta sul reddito prevista per «chiese, denominazioni, confessioni e fondazioni religiose in possesso di personalità giuridica», relativamente ai proventi derivanti da attività e beni destinati esclusivamente a scopi religiosi. Questa modifica ha sottoposto le organizzazioni religiose al controllo delle autorità fiscali, imponendo loro un’aliquota tra il 10 e il 30 percento. La tassa si applica anche a elemosine, offerte e donazioni, secondo un regime fiscale assimilabile a quello previsto per il settore privato[32].
Nel complesso, queste riforme legislative obbligano le organizzazioni senza scopo di lucro a sottoporsi a forme di collaborazione obbligata con le istituzioni statali. Ogni forma di cooperazione internazionale richiede ora l’approvazione preventiva del governo, conferendo così allo Stato un controllo capillare sulle risorse economiche disponibili per le entità religiose e della società civile[33].
Episodi rilevanti e sviluppi
Gli attacchi e le violazioni della libertà religiosa documentati nelle precedenti edizioni di questo Rapporto sono proseguiti nel 2023 e nel 2024. L’aumento delle persecuzioni religiose è stato condannato da organizzazioni internazionali e ONG per i diritti umani, tra cui la Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), che ha espresso preoccupazione per le persecuzioni in corso, le detenzioni arbitrarie e la repressione[34]; la Commissione statunitense sulla Libertà Religiosa Internazionale (USCIRF), che nel suo rapporto del 2024 ha identificato il Nicaragua come uno dei peggiori violatori della libertà religiosa al mondo[35]; e il Collettivo per i Diritti Umani “Nicaragua Nunca Más”, che ha denunciato la persecuzione della Chiesa cattolica e dei suoi membri attraverso arresti arbitrari di sacerdoti e del vescovo Rolando Álvarez, congelamento dei conti bancari, molestie, aggressioni, sfollamenti forzati e danni a beni religiosi[36].
Arresti e sequestri arbitrari di religiosi
L’ONG, Collettivo Nicaragua Nunca Más[37], insieme all’avvocato Martha Patrícia Molina Montenegro (attualmente in esilio negli Stati Uniti) [38] e all’organizzazione Monitoreo Azul y Blanco (Monitoraggio Bianco e Blu) [39], ha documentato repressione, violazioni dei diritti umani e persecuzioni religiose sotto il regime Ortega. Durante il periodo in esame, le organizzazioni per i diritti umani hanno segnalato numerosi arresti classificati come arbitrari ed altri atti repressivi ai danni di figure religiose. La Commissione Interamericana dei Diritti Umani ha dichiarato che sono proseguiti arresti senza mandato giudiziario o capi d’accusa formali, con le autorità che negavano informazioni sulla situazione o la collocazione dei detenuti[40].
Secondo un rapporto di Christian Solidarity Worldwide (CSW), nel 2024 si sono registrati 46 casi di detenzione arbitraria di leader religiosi[41]. Secondo uno studio pubblicato da Martha Molina, tra l’agosto 2022 e il gennaio 2024 il regime avrebbe sequestrato un totale di 20 sacerdoti, seminaristi e vescovi[42].
Nel febbraio 2023, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto sulla situazione dei diritti umani in Nicaragua, denunciando detenzioni arbitrarie e condanne ingiuste. Uno di questi casi riguarda il vescovo Rolando Álvarez di Matagalpa, arrestato il 19 agosto 2022 dopo che la polizia aveva fatto irruzione negli uffici della sua curia. Nel febbraio 2023, il presule ha rifiutato di salire su un aereo che portava in esilio altre 222 persone ed è stato condannato a 26 anni di carcere[43]. Tre collaboratori laici sono stati arrestati unitamente al vescovo[44]. Martha Molina ha riportato che una di loro, Mariví Andino, è stata trasferita in una prigione nota per l’uso sistematico della tortura. Un altro, il sessantenne Julio Berríos, sarebbe stato incarcerato senza accesso alle cure mediche nonostante gravi e croniche malattie [45]. Un sacerdote, che ha preferito rimanere anonimo, ha affermato che i collaboratori laici della Chiesa erano sottoposti a costante tortura psicologica durante la detenzione[46].
Nel maggio 2023, il Collettivo per i Diritti Umani Nicaragua Nunca Más ha criticato la detenzione arbitraria di padre Eugenio Pastor Rodríguez, padre Leonardo Guevara e padre Jaime Montesino[47].
Nel gennaio 2024, il sacerdote messicano padre Ezequiel Buenfil Batún è stato prelevato e trattenuto dalla polizia[48]. Nello stesso mese, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha diffuso una dichiarazione con cui ha richiesto con urgenza informazioni sul vescovo Isidoro Mora, scomparso con la forza nel dicembre 2023 dopo aver pregato pubblicamente per il vescovo incarcerato Rolando Álvarez[49]. Nel luglio 2024, padre Frutos Constantino Valle Salmerón, amministratore della diocesi di Estelí, è stato arrestato, interrogato e posto sotto sorveglianza[50]. Nel novembre 2024, il governo ha arrestato ed esiliato il vescovo Carlos Herrera, presidente della Conferenza episcopale nicaraguense [51], e ha ordinato a tutte le religiose di lasciare il Paese entro la fine dell’anno[52].
Il Collettivo Nicaragua Nunca Más ha riferito che almeno 65 leader religiosi di diverse confessioni sono stati sottoposti a procedimenti giudiziari da quando il regime Ortega-Murillo li ha dichiarati nemici dello Stato nell’aprile 2018[53]. Altre ONG hanno denunciato gravi irregolarità nei procedimenti, segnalando che gli accusati sono stati trattenuti in regime di in isolamento totale senza possibilità di comunicare con l’esterno[54].
Violazioni dei diritti fondamentali
Numerosi episodi testimoniano violazioni della libertà religiosa e di credo, nonché di altri diritti fondamentali. La polizia ha fermato e schedato pellegrini diretti al Santuario nazionale della Vergine di Cuapa, impedendo loro di raggiungere la meta[55]. A Masatepe, i fedeli sono stati ostacolati nel celebrare il Giorno dei Defunti. [56] A padre Jalder Hernández, già in servizio pastorale negli Stati Uniti, è stato impedito il rientro in Nicaragua. Secondo l’avvocato Martha Molina, un altro sacerdote si è visto negare l’ingresso nel Paese e ha richiesto l’anonimato per timore di persecuzioni. [57]
L’organizzazione Monitoreo Azul y Blanco ha documentato l’arresto di quattro giovani nella città di León durante la Settimana Santa del 2024, in seguito alla loro partecipazione a un evento religioso. La stessa organizzazione ha registrato 23 episodi di violazione dei diritti umani e della libertà religiosa nel corso delle celebrazioni pasquali, per lo più legati a molestie nei confronti dei fedeli durante le Messe e le processioni, con la presenza di forze paramilitari che sorvegliavano le celebrazioni[58].
Il 10 agosto 2024, il regime ha arrestato due laiche tuttora detenute: Lesbia Gutiérrez, ex coordinatrice di un’organizzazione che forniva microprestiti a piccoli produttori, e Carmen María Sáenz, attiva nelle cause di annullamento matrimoniale. Le famiglie non hanno ricevuto alcuna informazione riguardo alla loro ubicazione o alle loro condizioni[59].
Per quanto riguarda la pratica religiosa negli spazi pubblici, nel 2023 il governo ha vietato tutte le processioni della Settimana Santa, costringendo la Chiesa a svolgere i riti esclusivamente all’interno degli edifici religiosi[60]. Nel 2024, le autorità hanno proibito 4.800 processioni legate alla Quaresima e alla Settimana Santa, sebbene alcune parrocchie siano riuscite a organizzare cortei limitati al perimetro delle chiese. I municipi – tutti controllati dal regime – hanno invece promosso celebrazioni religiose parallele, senza il coinvolgimento della Chiesa cattolica[61]. Nel 2025, per il terzo anno consecutivo, le processioni pubbliche sono state vietate, e fonti di stampa hanno riferito che il governo aveva pianificato l’impiego di 14.000 agenti di polizia per impedire le celebrazioni pasquali[62].
Oltre al divieto di manifestazioni religiose pubbliche, numerose testimonianze hanno riportato episodi di sorveglianza, intimidazioni e minacce da parte di agenti statali all’interno e all’esterno dei luoghi di culto, rivolti a sacerdoti, laici e persino bambini[63]. I sacerdoti sono tenuti a presentarsi settimanalmente alla polizia per ottenere l’autorizzazione allo svolgimento delle loro attività religiose[64].
Atti vandalici, molestie e danni
Durante il periodo in esame si sono verificati numerosi episodi di vandalismo contro chiese e atti di molestia da parte delle autorità statali, tra cui furti, distruzione di oggetti liturgici e intimidazioni nei confronti del clero e dei fedeli nei pressi dei luoghi di culto.
Secondo il Rapporto 2024 di Martha Molina, nel 2023 si sono registrati 321 episodi di ostilità e persecuzione contro la Chiesa cattolica in Nicaragua, scesi a 117 nel 2024. Sebbene questa diminuzione possa apparire come un segnale positivo, il rapporto la attribuisce alla crescente paura di denunciare. A partire dal 2018, la persecuzione ha assunto forme diverse: attacchi, assedi, restrizioni, divieti, atti di terrorismo contro i luoghi di culto; furti, profanazioni, repressioni contro i laici, scritte e messaggi d’odio, chiusura di organizzazioni senza scopo di lucro, mezzi di comunicazione e opere caritative, nonché confisca di beni[65].
Espulsioni, esilio, deportazioni arbitrarie e cancellazioni di personalità giuridica
I vescovi Rolando Álvarez e Isidoro Mora, arrestati rispettivamente nel 2022 e nel 2023, sono stati liberati nel gennaio 2024[66] ed espulsi dal Paese, insieme a 15 sacerdoti e due seminaristi precedentemente scomparsi e detenuti come prigionieri politici[67]. Le autorità hanno dichiarato che le espulsioni sono avvenute dopo una «coordinazione rispettosa e discreta» con il Vaticano[68]. Nel novembre 2024, anche il presidente della Conferenza episcopale, monsignor Carlos Herrera, è stato espulso dal Nicaragua[69]. Pochi giorni dopo, tre membri dell’Ordine del Santissimo Salvatore – successivamente sciolto – tra cui il sacerdote messicano padre Ezequiel Buenfil Batún[70], sono stati costretti all’esilio. Attualmente, quattro membri della Conferenza episcopale sono stati allontanati dal Paese[71].
Secondo alcune fonti, almeno 50[72] religiosi e sacerdoti sono stati espulsi dal Nicaragua, mentre altre stime parlano di 97. Il totale comprende anche coloro ai quali è stato impedito il rientro dopo soggiorni all’estero per motivi di studio, cure mediche, visite familiari o partecipazione a eventi religiosi[73]. Tutti i rapporti concordano nel rilevare che il Paese ha perso un numero elevato di sacerdoti a causa di espulsioni, esilio, rifiuti di ingresso o arresti, oltre ai religiosi deceduti. Alcune stime indicano un totale superiore alle 200 unità[74], con la conseguenza di numerose parrocchie rimaste senza parroci e di fedeli privati dell’accesso ai sacramenti, con gravi ripercussioni sul libero esercizio della religione[75].
Molti religiosi sono stati costretti all’esilio in seguito alla revoca della personalità giuridica degli enti cui appartenevano. Durante il periodo in esame, centinaia di entità religiose e organizzazioni sono state sciolte arbitrariamente e obbligate a cessare le proprie attività[76]. Tra queste figurano, tra le altre, le Missionarie Consacrate del Santissimo Salvatore[77], la Fondazione Suore della Carità – Nicaragua[78], Caritas Matagalpa (una delle sedi principali dell’organizzazione caritativa della Chiesa)[79] e la Chiesa Morava della Mosquitia[80].
Nel gennaio 2025, oltre 30 religiose dell’Ordine di Santa Chiara hanno perso la personalità giuridica e sono state rimosse da tre conventi; la loro attuale ubicazione rimane sconosciuta[81].
Generalmente, la revoca della personalità giuridica avviene per la mancata presentazione dei bilanci o per la presenza di verbali del consiglio direttivo non aggiornati[82].
Confisca dei beni
Un’ulteriore forma di persecuzione ha riguardato la confisca di immobili e beni appartenenti a entità religiose, tra cui università, residenze, monasteri, case di riposo e scuole. Tra il 2022 e il 2023, circa 15 proprietà sono state sottratte alla Chiesa cattolica[83]. Nel maggio 2023, il governo ha ordinato il congelamento dei conti bancari della Chiesa cattolica del Nicaragua, accusandola di «riciclaggio di denaro»[84].
Nel gennaio 2024, il regime Ortega ha trasferito al governo della Cina tutte le proprietà precedentemente appartenute al governo di Taiwan in Nicaragua, comprese quelle donate alla Chiesa cattolica[85]. Nell’aprile dello stesso anno, i conti bancari di Radio Maria sono stati chiusi, presumibilmente su ordine del governo[86]. Nel gennaio 2025, la Polizia e l’Ufficio del Pubblico Ministero hanno sgomberato e confiscato il Centro Pastorale Diocesano Cartuja e il Seminario Filosofico Maggiore San Luis de Gonzaga, entrambi nella diocesi di Matagalp[87]a. Nello stesso mese, agenti statali hanno rimosso mobili, oggetti liturgici e altri beni dalla Curia vescovile di Matagalpa – anch’essa confiscata e occupata dalla Polizia nazionale – trasferendoli in una località ignota[88].
La diocesi di Matagalpa è risultata la più colpita dalla persecuzione. Il suo vescovo, monsignor Rolando Álvarez, e 14 sacerdoti sono stati deportati; altri nove sono stati costretti all’esilio; a quattro è stato impedito il rientro dopo viaggi all’estero e due sono stati espulsi. Tutti i servizi di comunicazione della diocesi sono stati chiusi, inclusi una stazione televisiva e nove emittenti radiofoniche[89].
Chiese evangeliche
Il regime ha strumentalizzato le Chiese per fini propagandistici, fino a quando queste non risultano più utili ai propri interessi. Alcune Chiese evangeliche hanno manifestato sostegno al governo e alcuni pastori hanno pubblicamente ringraziato le autorità per la tutela della libertà di culto nel Paese[90]. Un gruppo composto da 147 Chiese evangeliche ha affermato che in Nicaragua la libertà religiosa è pienamente rispettata e che ciascuno può esprimere liberamente la propria fede[91]. Tuttavia, questa non è stata l’esperienza della maggioranza.
La Chiesa Mountain Gateway, ad esempio, ha potuto organizzare eventi in spazi pubblici in un momento in cui ad altre confessioni tale possibilità era stata negata. Nel 2023, le sue attività hanno radunato circa 200.000 persone in due serate. Successivamente, senza spiegazioni, il governo ha accusato la Chiesa di riciclaggio di denaro, revocato la sua personalità giuridica e confiscato i suoi beni, arrestando 11 pastori nicaraguensi e due avvocati, trattenendoli in isolamento totale e senza contatti con l’esterno e condannandoli a pene comprese tra i 12 e i 15 anni di carcere[92]. La Commissione interamericana per i diritti umani ha emesso misure cautelari a favore dei pastori. In seguito, a seguito di un accordo con il governo degli Stati Uniti, il regime ha rilasciato 135 prigionieri politici, tra cui i missionari e pastori protetti dalle misure cautelari della Commissione[93].
Discorsi d’odio e intolleranza religiosa
Un’ulteriore manifestazione dell’intolleranza religiosa è rappresentata dai discorsi d’odio. La co-presidente Rosario Murillo ha attaccato pubblicamente la Chiesa cattolica in almeno sette interventi nell’arco di 45 giorni, ricorrendo a numerosi insulti. Ha definito i sacerdoti «servi di Satana», «rappresentanti del diavolo», «demonî», «blasfemi» e «falsi rappresentanti di Dio»[94], celebrandone l’espulsione[95].
Il Ministero degli Affari Esteri ha risposto alle dichiarazioni rilasciate da monsignor Rolando Álvarez in un’intervista successiva al suo esilio. In una nota ufficiale, il Ministero ha definito il Vaticano «depravato» e «pedofilo», giudicando le parole del vescovo come «un affronto e un insulto alla sovranità e alla dignità» del Paese. Il Vaticano è stato inoltre accusato di voler attribuire incarichi e potere in Nicaragua a persone che non sono più cittadini nicaraguensi[96].
Altri esempi di intolleranza includono il caso di una donna incarcerata per aver pubblicato sui social una preghiera religiosa in cui invocava la pace per il Paese[97]. Alcune parrocchie sono state costrette a sospendere le Messe poiché il governo ha organizzato eventi pagani all’esterno delle chiese con un volume tale da impedire ai fedeli di ascoltare le celebrazioni[98].
Prospettive per la libertà religiosa
Nel periodo in esame, l’ostilità del governo nei confronti delle Chiese si è intensificata, compromettendo gravemente il diritto fondamentale alla libertà religiosa. La persecuzione si è manifestata attraverso arresti arbitrari, esili, espulsioni, revoche della cittadinanza, profanazioni di riti e simboli religiosi, divieti di celebrazioni pubbliche e la cancellazione della personalità giuridica per centinaia di organizzazioni religiose. Inoltre, la riforma costituzionale e le nuove normative hanno fornito al regime strumenti legali per esercitare un controllo totale sulle entità religiose.
Le organizzazioni internazionali continuano a classificare il Nicaragua tra i Paesi con i più alti livelli di persecuzione religiosa. Le prospettive future per il rispetto di questo diritto fondamentale restano profondamente allarmanti.
Fonti