REPUBBLICA CENTRAFRICANA
Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione
Nel luglio 2023, la Repubblica Centrafricana (RCA) ha tenuto un referendum costituzionale che ha portato all’adozione di una nuova Costituzione, sostituendo la Carta del 2016. Il nuovo testo ha abolito il limite dei due mandati presidenziali, esteso la durata del mandato da cinque a sette anni, introdotto la figura del Vicepresidente e soppresso il Senato a favore di un Consiglio delle Autorità Tradizionali. La nuova Costituzione è stata ufficialmente promulgata il 30 agosto 2023. Mentre il governo ha dichiarato che oltre il 95 percento dei votanti si è espresso a favore, con un’affluenza del 57 percento, i partiti di opposizione e le organizzazioni della società civile hanno denunciato il processo come una farsa, stimando una partecipazione reale tra il 10 e il 13 percento. La nuova Costituzione apre la strada al Presidente Faustin-Archange Touadéra per candidarsi a un terzo mandato nelle elezioni previste per il 28 dicembre 2025[1].
Nel preambolo della nuova Costituzione[2], il popolo della Repubblica Centrafricana si definisce «consapevole che la tolleranza, l’inclusione, la consultazione e il dialogo sono il fondamento della pace e dell’unità nazionale», riconoscendosi nella «diversità etnica, culturale e religiosa» e dichiarando la volontà di costruire «una nazione unita, solidale e prospera». L’articolo 7 vieta ai partiti politici di identificarsi con una specifica etnia, religione, genere, lingua, regione o gruppo armato. L’articolo 13 garantisce la non discriminazione — anche su base religiosa — nell’accesso all’istruzione e agli incarichi pubblici. L’articolo 22 afferma il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, precisando che le modalità di esercizio di tale diritto saranno stabilite per legge[3].
Tutte le confessioni religiose hanno il diritto di trasmettere un programma settimanale sulla radio di Stato (Radio Centrafrique) e di gestire proprie stazioni radiofoniche. Le principali emittenti confessionali sono Radio Notre Dame, di ispirazione cattolica e con sede a Bangui, e Radio Voix de l’Évangile (in precedenza Radio Nehemie), di ispirazione protestante. Altre stazioni cattoliche trasmettono liberamente: tra queste, Radio Siriri a Bouar e Radio Maria a Bossangoa (attiva anche a Bangui dalla fine del 2013), che vantano un ampio seguito.
La RCA ha firmato un accordo quadro con la Santa Sede il 6 settembre 2016[4], entrato in vigore il 5 marzo 2019[5]. L’accordo stabilisce un quadro giuridico per i rapporti tra Stato e Chiesa, nel quale entrambe le parti, nel rispetto della propria autonomia, si impegnano a collaborare per il bene comune e per il benessere morale, sociale, culturale e materiale di tutti i cittadini.
Le difficoltà incontrate dai missionari stranieri nell’ottenere la residenza legale nella Repubblica Centrafricana (RCA) restano una preoccupazione di lunga data. Durante l’assemblea plenaria di gennaio 2020 della Conferenza Episcopale Centrafricana (Conférence Épiscopale Centrafricaine, CECA), i vescovi hanno sollevato la questione presso il Ministero degli Affari Esteri, denunciando ritardi persistenti e costi proibitivi che ostacolano l’impiego di personale religioso non originario del Paese[6]. La situazione rischia di peggiorare a seguito della nuova politica sui visti, introdotta il 12 febbraio 2024, che impone a tutti i lavoratori stranieri — compresi i missionari — di ottenere un’autorizzazione preventiva dal Ministero degli Affari Esteri a Bangui prima di poter richiedere un visto presso un’ambasciata della RCA, aggiungendo un ulteriore ostacolo burocratico a un processo già complesso[7].
I gruppi religiosi, ad eccezione di quelli legati a credenze religiose indigene, sono tenuti a registrarsi presso il Ministero dell’Interno e della Sicurezza Pubblica. Per avviare la procedura, devono dimostrare di avere almeno 1.000 membri e che i loro leader abbiano una formazione religiosa adeguata, valutata dal ministero. La legge consente di rifiutare la registrazione a gruppi religiosi ritenuti offensivi per la morale pubblica o per la salute pubblica, oppure responsabili di disordini. La procedura è gratuita e comporta il riconoscimento ufficiale, nonché alcuni benefici, come l’esenzione dai dazi doganali per veicoli ed equipaggiamenti. Non sono previste sanzioni per i gruppi che non si registrano[8].
L’ultima confessione religiosa ad essere ufficialmente registrata è stata la Chiesa ortodossa russa, approvata dal Ministero dell’Amministrazione Territoriale il 4 luglio 2022. Nello stesso periodo, la Chiesa ha istituito un luogo di culto nel centro di Bangui. Secondo numerosi osservatori, ciò rappresenta un segnale della crescente influenza russa nel Paese, in costante aumento dal 2017[9].
Negli ultimi anni, nuovi gruppi religiosi — in particolare le Chiese pentecostali — si sono diffusi nella RCA, celebrando liberamente i propri riti senza incontrare ostacoli[10].
Tuttavia, rappresentanti musulmani della COMUC (Coordination de la Communauté des Musulmans de Centrafrique) hanno denunciato che i cittadini musulmani continuano a subire detenzioni arbitrarie, estorsioni e uccisioni extragiudiziali da parte delle forze governative, che li accusano di appartenere o di collaborare con gruppi armati. La COMUC ha inoltre segnalato le gravi difficoltà nell’ottenere i documenti d’identità nazionali, indispensabili per accedere ai servizi pubblici, e ha criticato i criteri di cittadinanza più rigidi introdotti dalla nuova Costituzione, ritenendoli discriminatori nei confronti dei musulmani, spesso privi della documentazione richiesta. I leader comunitari hanno anche denunciato pratiche corruttive diffuse, affermando che i richiedenti musulmani sono frequentemente costretti a pagare fino a cinque volte più degli altri cittadini e a fornire prove aggiuntive di cittadinanza e residenza[11]. Questo limita fortemente l’accesso ai servizi pubblici e rafforza la marginalizzazione della comunità musulmana[12].
L’educazione religiosa non è obbligatoria, ma è disponibile nella maggior parte delle scuole. La Chiesa cattolica gestisce una rete scolastica nazionale attiva in tutte e nove le diocesi, coordinata dalle Écoles Catholiques Associées en Centrafrique (ÉCAC), sulla base di un protocollo d’intesa con il Ministero dell’Istruzione. Nonostante questa collaborazione formale, ÉCAC ha denunciato la cronica negligenza dello Stato — in particolare il mancato versamento dei contributi previdenziali degli insegnanti per oltre 25 anni — costringendo le scuole a fare affidamento sul settore privato e sulle organizzazioni religiose per fronteggiare l’aumento dei costi[13].
Presso l’Università statale di Bangui è attivo un cappellano cattolico, affidato alla Compagnia di Gesù, con sede accanto al campus e promotore di numerose attività pastorali e culturali[14].
Le principali festività cristiane sono riconosciute come giorni festivi: il Venerdì Santo, la Pasqua, l’Ascensione, l’Assunzione di Maria, Ognissanti e il Natale. Lo Stato riconosce anche le due principali festività musulmane, l’Eid al-Fitr e l’Eid al-Kebir, come festività pubbliche. Negli ultimi anni, è diventata consuetudine che alti funzionari governativi (quasi tutti cristiani) partecipino alle preghiere pubbliche nelle moschee di Bangui e delle varie prefetture del Paese in occasione di queste due ricorrenze islamiche.
Nonostante le precedenti rassicurazioni da parte del governo, le elezioni locali — inizialmente previste per il 25 ottobre 2024 e poi rinviate ad aprile 2025 — non si sono svolte e sono state nuovamente posticipate[15]. Quando avranno luogo, saranno le prime elezioni locali dal 1988. La società civile le considera fondamentali per il rafforzamento della democrazia nel Paese[16].
Episodi rilevanti e sviluppi
La Repubblica Centrafricana ha continuato a figurare tra i Paesi più poveri al mondo, classificandosi al 191° posto su 193 nell’Indice di Sviluppo Umano del 2023. È rimasta, inoltre, uno dei contesti più pericolosi per gli operatori umanitari, con 145 incidenti registrati nel 2024 e un aumento del 30 percento delle vittime rispetto all’anno precedente[17]. Tra i Paesi dell’Africa centrale, nel 2023 è stata classificata come il meno stabile politicamente e il più colpito dal terrorismo[18].
Uno dei pochi sviluppi positivi nel periodo in esame è stato il calo del numero di sfollati. Molti di coloro che avevano abbandonato le proprie abitazioni a causa della guerra civile hanno potuto farvi ritorno, e a luglio 2025 l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha riferito che solo circa il sette percento della popolazione risultava ancora sfollata[19].
Tra il 2023 e la fine del 2024, il presidente Faustin-Archange Touadéra ha ulteriormente consolidato il proprio potere attraverso un controverso referendum costituzionale svoltosi nel luglio 2023, facendo ricorso a mercenari russi aggiuntivi per garantire la sicurezza. Oltre a sostenere il governo nella lotta contro i ribelli, i mercenari sono stati segnalati anche per attività di commercio illegale di minerali e legname[20].
La nuova Costituzione ha abolito il limite dei mandati presidenziali, ha esteso la durata del mandato da cinque a sette anni, ha introdotto la figura del vicepresidente e ha sostituito il Senato con un Consiglio delle Autorità Tradizionali. Sebbene il governo abbia dichiarato che oltre il 95 percento degli elettori si sia espresso a favore, con un’affluenza intorno al 60 percento, partiti di opposizione e osservatori indipendenti hanno denunciato gravi irregolarità, stimando un’affluenza reale intorno al 10 percento[21].
Nello stesso periodo, le libertà civili hanno subito crescenti restrizioni. Organizzazioni della società civile e media indipendenti sono stati oggetto di intimidazioni e repressioni, riducendo ulteriormente uno spazio democratico già fragile.
Tra gennaio 2023 e dicembre 2024, diverse fonti hanno documentato numerose violazioni della libertà religiosa nella Repubblica Centrafricana[22]. Gruppi armati, spesso organizzati lungo linee di appartenenza religiosa, hanno continuato a colpire i civili, aggravando le divisioni comunitarie e alimentando cicli di vendetta. Rapporti della missione ONU di peacekeeping (MINUSCA) hanno denunciato arresti arbitrari, torture e uccisioni di civili musulmani da parte delle forze governative e di operatori del Gruppo Wagner, in particolare nelle regioni di Nana-Grebizi, Ouandago e Bangui[23]. Nonostante tali abusi, il sistema giudiziario si è dimostrato gravemente inadeguato nel perseguire i crimini a sfondo religioso, favorendo l’impunità e compromettendo la protezione delle comunità più vulnerabili[24].
La situazione della sicurezza nella Repubblica Centrafricana è rimasta instabile, con combattimenti persistenti tra le forze governative — sostenute da mercenari russi — e gruppi armati, in particolare la Coalizione dei Patrioti per il Cambiamento (CPC), composta da milizie sia cristiane sia musulmane[25]. Gli operatori russi, inizialmente affiliati al Gruppo Wagner, hanno svolto un ruolo determinante nella riconquista di alcune città, ma sono stati anche accusati di gravi violazioni dei diritti umani[26].
Nel maggio 2023, l’emittente statunitense CBS ha diffuso un’inchiesta[27] su un massacro avvenuto nel 2021 nella città mineraria a maggioranza musulmana di Bambari. Testimoni oculari hanno riferito esecuzioni, torture e stupri perpetrati dai mercenari del Wagner. «Ci sparavano da terra e dal cielo», ha dichiarato un testimone. Un altro ha affermato che definire i fatti “uccisioni” era riduttivo: «È stata una carneficina totale. Come l’Armageddon». Un rapporto delle Nazioni Unite ha confermato che sia le truppe governative sia i mercenari russi hanno aperto il fuoco contro civili all’interno della moschea di Bambari, «senza alcun rispetto per il carattere religioso dell’edificio»[28].
Il 10 febbraio 2023, l’esplosione di una mina ha gravemente ferito padre Norberto Pozzi, missionario carmelitano scalzo, che ha perso un piede mentre viaggiava tra Bozoum e Bouar. Gli altri passeggeri hanno riportato ferite meno gravi. L’episodio ha accresciuto le preoccupazioni dei leader religiosi per la sicurezza del clero e dei fedeli nelle regioni colpite da mine e da attività ribelli. In risposta, la Chiesa ha invocato misure istituzionali più efficaci per garantire la sicurezza dei percorsi, soprattutto nelle aree interessate da attività pastorali e umanitarie[29].
Il 5 maggio 2023, i commercianti musulmani del quartiere PK5 di Bangui hanno indetto una giornata di sciopero (ville morte) dopo che mercenari russi avevano arrestato e torturato ripetutamente un imam e suo cugino[30].
I vescovi cattolici della Repubblica Centrafricana hanno criticato la decisione del governo di indire un referendum costituzionale, sottolineando l’instabilità politica, l’insicurezza diffusa e le gravi difficoltà economiche e sociali. In una dichiarazione del giugno 2023, la Conferenza Episcopale Centrafricana (CECA) ha giudicato inopportuna la consultazione referendaria, condannando al contempo gli appelli alla resistenza armata lanciati da alcuni leader politici. I vescovi hanno denunciato l’erosione del tessuto familiare, la disgregazione del sistema educativo e la cultura della violenza e dell’impunità prodotte da crisi ricorrenti. I presuli hanno infine auspicato una più stretta collaborazione tra Stato e Chiesa per promuovere la pace e l’unità nazionale[31].
Nonostante le continue segnalazioni di abusi da parte dei gruppi ribelli, uno studio del 2023 condotto dalla missione ONU MINUSCA ha rilevato che il 57 percento delle violazioni dei diritti umani e il 90 percento dei casi di tortura sono stati perpetrati da attori statali, comprese le forze armate e la polizia[32]. La MINUSCA ha inoltre denunciato un aumento delle discriminazioni nei confronti delle comunità musulmane e fulani, in particolare nell’accesso ai documenti d’identità. A Berbérati, la polizia avrebbe imposto tariffe gonfiate e richiesto una documentazione eccessiva ai cittadini musulmani che tentavano di ottenere la carta d’identità nazionale[33].
Uno dei principali punti di tensione interreligiosa a Bangui è rappresentato dal sovraffollamento dei cimiteri. L’utilizzo da parte della comunità cristiana di un cimitero musulmano ha reso sempre più difficile mantenere l’armonia tra i gruppi. Alcuni giovani residenti frequentano l’area per ritrovi sociali e consumo di alcol, nel tentativo di stemperare la tensione, ma la situazione solleva preoccupazioni circa il rischio di futuri conflitti. La risposta dello Stato è stata lenta, contribuendo al protrarsi delle difficoltà[34].
Nell’agosto 2024, su richiesta delle famiglie, il governo ha riesumato circa 100 salme di musulmani sepolti in un cimitero annesso a una chiesa evangelica nel 3° distretto di Bangui, trasferendole in un cimitero islamico nel comune di Bimbo 3. I rappresentanti della comunità musulmana hanno interpretato il gesto come una dimostrazione dell’impegno governativo per la pacifica convivenza, e la popolazione civile lo ha accolto come un primo passo verso la ricostruzione della fiducia tra le due fedi[35].
Sebbene l’identità religiosa sia spesso stata una linea di frattura, ha anche rappresentato una forza di resilienza e riconciliazione. In assenza di una mediazione politica efficace, i leader religiosi locali hanno svolto un ruolo cruciale nella riduzione delle tensioni e nella promozione del dialogo intercomunitario[36]. Su queste basi, sono state avviate varie iniziative volte a istituzionalizzare la cooperazione interreligiosa. Nel 2024, KAICIID (International Dialogue Centre), in collaborazione con l’Università di Bangui e con il sostegno della Piattaforma delle Religioni del Centrafrica (PCRC), ha lanciato un modulo innovativo di dialogo interreligioso. Il programma forma i futuri leader alla risoluzione dei conflitti attraverso i principi del dialogo tra fedi, con l’obiettivo di promuovere la riconciliazione e la coesione sociale mediante un’educazione strutturata alla pace[37].
In una dichiarazione del maggio 2024, l’Arcivescovo di Bangui, il cardinale Dieudonné Nzapalainga, ha denunciato la concentrazione della ricchezza nelle mani di una ristretta élite, mentre la maggior parte della popolazione vive ancora nella povertà. Nonostante i miglioramenti in ambito di sicurezza — testimoniati dalla riapertura delle scuole e dalla ripresa delle attività commerciali — le conseguenze del conflitto continuano a ostacolare il sistema educativo e la ricostruzione delle infrastrutture. Il cardinale ha inoltre ribadito il ruolo profetico della Chiesa, chiamata a farsi voce degli emarginati e a promuovere la giustizia sociale e una più equa distribuzione delle risorse[38].
Nel luglio 2024, il cardinale Nzapalainga è stato tra i tre leader religiosi centrafricani insigniti del Premio Aegis Trust a Kigali, in Ruanda. Istituito nel 2002, il premio onora le personalità religiose che si oppongono attivamente alla violenza settaria e promuovono l’armonia interreligiosa. Il riconoscimento è stato conferito congiuntamente al cardinale Nzapalainga, all’apostolo Nicolas Guérékoyamé-Gbangou, presidente dell’Alleanza Evangelica del Centrafrica, e al defunto imam Omar Kobine Layama, già presidente del Consiglio Islamico. All’apice del conflitto, il cardinale Nzapalainga aveva accolto l’imam Layama e la sua famiglia nella propria residenza a Bangui, incarnando uno spirito di solidarietà interreligiosa. Insieme, i tre leader avevano fondato la Piattaforma delle Religioni del Centrafrica, correndo rischi personali per visitare le aree più colpite dalla violenza, nel tentativo di ristabilire la pace[39].
I mercenari russi hanno continuato a seminare caos durante tutto il periodo di riferimento. Nell’aprile 2024, nei pressi del villaggio di Yemen, nell’est del Paese, elicotteri e un assalto via terra sono stati impiegati in un tentativo fallito di catturare Joseph Kony[40], leader del gruppo ribelle Esercito di Resistenza del Signore (Lord’s Resistance Army - LRA). Questo movimento estremista è responsabile di oltre 100.000 morti e circa 60.000 rapimenti di minori in Uganda, Repubblica Democratica del Congo e Repubblica Centrafricana[41]. Durante l’operazione, i mercenari russi hanno incendiato diversi villaggi nella zona e ucciso civili, subendo a loro volta perdite in uno scontro a fuoco con i miliziani della LRA, che si sono poi dileguati nella boscaglia. Joseph Kony, come di consueto, è riuscito a fuggire prima dell’attacco, facendo perdere le proprie tracce verso il Sudan[42].
Nel luglio 2024, gli scontri tra il gruppo ribelle 3R (Retour, Réclamation, Réhabilitation) e l’esercito hanno provocato lo sfollamento di 10.000 civili. I ribelli hanno attaccato quasi dieci villaggi tra Bocaranga e Bazoum, nei pressi del confine con il Camerun. Fondato nel 2015, il gruppo 3R afferma di voler difendere i pastori musulmani dalle milizie cristiane anti-Balaka, ma è accusato di gravi atrocità, tra cui omicidi, stupri e deportazioni forzate. Il gruppo è responsabile anche di sequestri, prendendo di mira sia i caschi blu delle Nazioni Unite sia i civili locali. Con centinaia di combattenti, la milizia opera lungo il confine tra la Repubblica Centrafricana e il Camerun, dove spesso si ritira in territorio camerunense per sfuggire alla controffensiva[43]. Oltre alle attività militari, mantiene il controllo su economie illegali, tra cui tassazione del bestiame, traffico d’oro e commercio di armi, soprattutto nella parte occidentale del Paese[44].
Il 26 novembre, sei conducenti di moto-taxi e quattro passeggeri sono stati uccisi in un’imboscata da parte di uomini armati non identificati, mentre rientravano da una cerimonia religiosa nei pressi della città mineraria di Bria[45]. Pur non essendo un attacco apertamente motivato da ragioni religiose, l’episodio evidenzia come la partecipazione a riti religiosi possa aumentare la vulnerabilità in un contesto di conflitto. Nessun gruppo ha rivendicato immediatamente la responsabilità, ma la città di Bria è da anni teatro di scontri tra le forze armate centrafricane e la Coalizione dei Patrioti per il Cambiamento, gruppo armato antigovernativo[46].
In un’intervista rilasciata nel gennaio 2025 a Vatican News, Monsignor Désiré Nongo Aziagbia, vescovo di Bossangoa e presidente della Conferenza Episcopale Centrafricana, ha riflettuto sul 130º anniversario dell’evangelizzazione nel Paese, celebrato nel 2024. I vescovi hanno espresso profonda gratitudine per i primi missionari, che tradussero la Bibbia nelle lingue locali, formarono catechisti, costruirono chiese e promossero l’istruzione e la formazione professionale in settori come l’agricoltura, la meccanica e la sanità. Monsignor Nongo ha inoltre richiamato l’attenzione sulle difficoltà persistenti che affrontano i cristiani in Repubblica Centrafricana: quasi un decennio di crisi protratta, persistenti sacche di insicurezza e gravi carenze nello sviluppo, nell’assistenza sanitaria, nell’istruzione e nei servizi essenziali[47].
Prospettive per la libertà religiosa
Nonostante le garanzie costituzionali e i gesti simbolici di solidarietà interreligiosa, la libertà religiosa nella Repubblica Centrafricana rimane precaria. Più di un decennio di conflitto civile — innescato dagli scontri tra le milizie anti-Balaka e i Séléka a maggioranza musulmana — ha profondamente eroso la fiducia tra le comunità cristiane e musulmane. Permangono forme sistematiche di discriminazione istituzionale, in particolare nei confronti della popolazione musulmana, aggravate da ostacoli burocratici, corruzione e dalla politicizzazione del rilascio dei documenti d’identità. Sebbene i leader religiosi locali continuino a svolgere un ruolo fondamentale nella promozione del dialogo e nella prevenzione dei conflitti, i loro sforzi sono costantemente ostacolati dall’insicurezza, dalla repressione politica e dalla fragilità delle istituzioni statali. In vista delle elezioni chiave previste per la fine del 2025, il loro contributo alla coesione sociale si rivelerà ancor più decisivo. Le prospettive per la libertà religiosa restano negative.
Fonti