SRI LANKA
Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione
La Costituzione[1] della Repubblica Socialista Democratica dello Sri Lanka, adottata nel 1972, modificata nel 1978 e successivamente emendata fino al 2015, garantisce la libertà religiosa e non prevede alcun trattamento preferenziale basato sull’appartenenza religiosa. L’articolo 10 stabilisce che «ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione, incluso il diritto di avere o adottare una religione o un credo di propria scelta». L’articolo 12 (paragrafo 2) dispone che «nessun cittadino può essere discriminato sulla base della razza, religione, lingua, casta, sesso, opinione politica, luogo di nascita o su uno qualsiasi di tali motivi», mentre l’articolo 14 (paragrafo 1, comma e) riconosce a ogni cittadino il diritto alla «libertà, da solo o in associazione con altri, e in pubblico o in privato, di manifestare la propria religione o credo nel culto, nell’osservanza, nella pratica e nell’insegnamento»[2]. Tuttavia, l’articolo 15 prevede che tali diritti possano essere soggetti a limitazioni per motivi legati all’armonia razziale o religiosa, ai privilegi parlamentari, all’oltraggio alla corte, alla diffamazione, all’istigazione a reati o alla salvaguardia dell’economia nazionale[3].
Le riforme costituzionali del 1972 hanno attribuito uno status privilegiato al Buddismo. Pur mantenendo le garanzie formali previste dall’articolo 10, l’articolo 9 recita: «La Repubblica dello Sri Lanka riconosce al Buddismo il posto preminente e di conseguenza è dovere dello Stato proteggere e promuovere il Buddha Sasana» (cioè l’insieme degli insegnamenti, delle pratiche e della dottrina buddista). Questa disposizione introduce un’asimmetria costituzionale che, sebbene non neghi formalmente la libertà religiosa, attribuisce al Buddismo un ruolo privilegiato nell’ordinamento giuridico e culturale del Paese[4].
Lo Sri Lanka è uno degli ottanta Paesi circa il cui codice penale include disposizioni sulla blasfemia. L’articolo 291A stabilisce che «chiunque, con l’intenzione deliberata di ferire i sentimenti religiosi di una persona, pronunci parole o emetta suoni udibili da tale persona, o compia gesti visibili da essa, o ponga oggetti nella sua vista», è punibile con la reclusione fino a un anno, con una multa, o con entrambe le sanzioni[5].
L’articolo 291B prevede che «chiunque, con l’intenzione deliberata e maliziosa di oltraggiare i sentimenti religiosi di una classe di persone, mediante parole — pronunciate o scritte — o mediante rappresentazioni visibili, insulti o tenti di insultare la religione o le credenze religiose di tale classe», è punibile con la reclusione fino a due anni, con una multa, o con entrambe le sanzioni[6].
La Legge di attuazione del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) dello Sri Lanka è stata oggetto di crescenti critiche per il suo impiego, nella pratica, come una legge sulla blasfemia de facto. Promulgata nel 2007 per dare attuazione all’articolo 20 (paragrafo 2) del Patto — volto a contrastare l’istigazione all’odio religioso, nazionale o razziale — la normativa, in particolare la sezione 3, è ampiamente ritenuta eccessivamente ampia e vaga. Questa indeterminatezza ha permesso arresti senza mandato e detenzioni non soggette a cauzione, creando un contesto normativo favorevole alla detenzione arbitraria di persone accusate di aver offeso sentimenti religiosi, in particolare quelli della maggioranza buddista[7].
Analisti e osservatori hanno evidenziato come l’applicazione selettiva della legge sembri offrire una protezione sproporzionata al Buddismo contro le critiche, piuttosto che affrontare reali episodi di incitamento all’odio. Un caso emblematico è l’arresto, nel 2023, dello Youtuber Sepal Amarasinghe, detenuto per presunti commenti irrispettosi sulla Sacra Reliquia del Dente a Kandy[8].
Altre leggi che incidono sulla libertà di espressione e religiosa includono la Legge sulla Prevenzione del Terrorismo (Prevention of Terrorism Act – PTA) del 1979, che punisce chiunque, «con parole, scritte o pronunciate, o con segni, rappresentazioni visibili o in altro modo, provochi o intenda provocare atti di violenza o disarmonia religiosa, razziale o comunitaria, o sentimenti di ostilità tra comunità o gruppi religiosi o razziali»[9]. L’ONG End Blasphemy Laws ha denunciato l’uso strumentale di questa legge contro minoranze religiose, giornalisti, oppositori politici e critici del governo[10].
Nel maggio 2023, il governo ha diffuso una versione non ufficiale di un disegno di legge per modificare la Legge sul Matrimonio e il Divorzio Islamico (Muslim Marriage and Divorce Act – MMDA), che, se approvata, consentirebbe anche alle donne di ricoprire il ruolo di ufficiali di stato civile. Diciassette parlamentari musulmani si sono opposti alla proposta, ma importanti esponenti della comunità islamica ne hanno criticato la posizione conservatrice, denunciando l’inerzia dell’attuale normativa rispetto ai matrimoni precoci e agli effetti dannosi della poligamia. Secondo questi ultimi, la MMDA contribuisce ad approfondire le divisioni interne alla comunità[11].
Nel gennaio 2024, il Parlamento ha approvato l’Online Safety Act. La legge ha suscitato forti critiche per i rischi che comporta alla libertà di espressione e alla tutela del dissenso. Il testo conferisce ampi poteri alla Commissione per la Sicurezza Online, autorizzandola a determinare se un contenuto costituisca una “dichiarazione proibita”, a raccomandarne la rimozione ai fornitori di servizi internet e a bloccarne l’accesso per i presunti trasgressori[12].
Il 12 dicembre 2024, la Segreteria Nazionale per le Organizzazioni Non Governative ha emesso una direttiva che impone a tutte le ONG — nazionali e internazionali, incluse quelle precedentemente registrate ai sensi della Legge sulle società n. 07 del 2007 — di registrarsi conformemente alla Legge sulle Organizzazioni di Servizio Sociale Volontario n. 31 del 1980. La normativa richiede una nuova registrazione o una ri-registrazione, la presentazione di documentazione dettagliata e l’autorizzazione di più ministeri, tra cui quelli della Difesa, degli Affari Esteri e delle competenze settoriali, per ottenere un certificato provvisorio della durata di sei mesi. Anche le organizzazioni religiose sono soggette a tali obblighi. Sebbene il governo abbia giustificato la misura con la necessità di maggiore trasparenza e responsabilità, numerosi attori della società civile hanno espresso preoccupazione, e il Centro Internazionale per il Diritto delle Organizzazioni senza Scopo di Lucro (ICNL) ha dichiarato che è difficile non interpretare tale politica come un tentativo di rafforzare il controllo e la sorveglianza statale[13].
Nel 2024 e nel 2025, la Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale (United States Commission on International Religious Freedom – USCIRF) ha raccomandato al Dipartimento di Stato l’inserimento dello Sri Lanka nella propria Special Watch List, citando le «gravi violazioni della libertà religiosa» nel Paese[14].
Episodi rilevanti e sviluppi
Nonostante il quadro giuridico delineato all’articolo 14 della Costituzione a tutela della libertà religiosa, la proclamazione costituzionale della supremazia del Buddismo rispetto ad altre fedi, in un contesto culturale profondamente religioso, è divenuta fonte di crescenti tensioni e divisioni. Lo Sri Lanka, segnato da un crescente nazionalismo etno-religioso e dall’incapacità dei governi successivi di affrontare il reale e crescente malcontento delle minoranze religiose ed etniche, rischia oggi di essere trascinato in un periodo prolungato di repressione religiosa e conflitto.
Il periodo in esame ha registrato sviluppi politici ed economici significativi. Il 2022 è stato segnato dalla proclamazione dello stato di emergenza, da proteste di massa presso il Galle Face Green di Colombo, da una migrazione giovanile su larga scala, da un’inflazione del cinquanta percento e dalla sospensione dei trasporti pubblici e dei servizi di ambulanza per mancanza di fondi per l’acquisto di carburante[15]. Parallelamente, un divieto ideologico sull’uso di fertilizzanti ha decimato i raccolti[16]. A seguito del default sul debito estero nel maggio 2022, il presidente Gotabaya Rajapaksa si è dimesso il 13 luglio dopo essere fuggito a Singapore via Maldive. In seguito, l’allora primo ministro Ranil Wickremesinghe ha assunto la carica di presidente ad interim[17], avviando il proprio mandato con una stretta repressiva contro i manifestanti[18].
Nel settembre 2024 si sono tenute le elezioni presidenziali, vinte da Anura Kumara Dissanayake, leader del partito marxista-leninista Janatha Vimukthi Peramuna (JVP), con il 42 percento dei voti. Il 14 novembre, la coalizione National People’s Power (NPP), a lui favorevole, ha ottenuto la maggioranza parlamentare con 159 seggi su 225[19].
Le organizzazioni nazionaliste buddiste hanno continuato ad aumentare in numero, influenza e radicalizzazione. Tali gruppi dipingono spesso le comunità non buddhiste come elementi estranei, sostenendo che lo Sri Lanka sia una terra consacrata dal Buddha alla protezione e promozione esclusiva del Buddismo. Tra i gruppi più attivi figurano Bodu Bala Sena (Forza del Potere Buddhista, BBS), Ravana Balaya, Sinhala Ravaya e Sinhale Jathika Balamuluwa. In particolare, la BBS — guidata dal venerabile Galagoda Aththe Gnanasara Thero — si è distinta per una retorica incendiaria, frequentemente associata ad attacchi contro luoghi di culto e attività commerciali di proprietà delle minoranze. Il gruppo utilizza attivamente i social media per diffondere contenuti anti-musulmani. L’ascesa di tali movimenti rappresenta una minaccia alla coesione nazionale e rischia di alimentare fenomeni di radicalizzazione reattiva all’interno delle comunità musulmane e induiste[20].
A rafforzare — e talvolta a favorire — questa radicalizzazione contribuisce l’intensificarsi delle dispute territoriali, in particolare nelle Province Settentrionale e Orientale, dove gli interventi per la conservazione del patrimonio buddhista si scontrano con le rivendicazioni delle minoranze religiose, in particolare tamil induisti e musulmani. Il Dipartimento di Archeologia, operante sotto il Ministero del Buddhasasana, degli Affari Religiosi e Culturali, è responsabile della tutela del patrimonio culturale, ma è stato più volte coinvolto in tali controversie. Le dispute riflettono questioni irrisolte del dopoguerra, legate a diritti fondiari, identità e accesso alle terre, e continuano ad alimentare diffidenza e timori di esproprio tra le comunità minoritarie. La partecipazione di membri del clero buddista, di funzionari statali e delle forze armate in alcune operazioni di appropriazione di terre ha accresciuto le preoccupazioni, con accuse secondo cui la tutela del patrimonio culturale verrebbe strumentalizzata per legittimare l’occupazione di territori storicamente appartenenti a gruppi minoritari. Tali pratiche sollevano interrogativi critici in merito alla trasparenza e alla legittimità istituzionale, aggravando ulteriormente le tensioni etno-religiose[21].
All’imposizione crescente di una presenza buddista singalese radicale nella Provincia Orientale del Paese ha fatto da contraltare lo sviluppo preoccupante di un induismo tamil militante. Siva Senai (che significa «Esercito di Shiva») è un’organizzazione politica nazionalista indù fondata nello Sri Lanka nell’ottobre 2016. Il gruppo si propone di proteggere gli interessi degli indù tamil, in particolare nelle province settentrionali ed orientali del Paese[22]. Il potenziale rafforzamento di Siva Senai in termini di militanza e capacità risulta particolarmente elevato grazie al sostegno di movimenti nazionalisti indù in rapida ascesa nella vicina India, come il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS).
Tuttavia, nelle aree orientali, densamente popolate da musulmani, si è anche registrata una crescente collaborazione tra organizzazioni induiste e buddiste. Un esempio significativo è rappresentato dall’“Associazione Indù-Buddhista”, che testimonia tale alleanza. Nel 2023, l’India ha donato circa 15 milioni di dollari per la costruzione e la ristrutturazione di monasteri buddhisti nel Paese[23]. Nell’agosto dello stesso anno, il governatore della Provincia Orientale, Senthil Thondaman, ha bloccato la costruzione di un tempio buddhista a Trincomalee. In risposta, un gruppo di monaci buddhisti ha minacciato il governatore, affermando di volerlo «strangolare»[24].
L’ascesa del nazionalismo indù in India ha progressivamente esteso la propria influenza anche nelle regioni settentrionali ed orientali dello Sri Lanka, attraverso i social media, contribuendo ad ampliare il divario digitale e ideologico tra le regioni di lingua tamil e la maggioranza singalese del sud. Tuttavia, la maggior parte dei discorsi d’odio rilevati nel Paese ha avuto origine nella comunità buddhista singalese. Tra novembre 2022 e ottobre 2023, l’Alleanza Cristiana Evangelica Nazionale dello Sri Lanka (National Christian Evangelical Alliance of Sri Lanka, NCEASL) ha segnalato che l’85 percento dei contenuti online offensivi era in lingua singalese e l’11 percento in tamil. La maggior parte dei messaggi d’odio è stata diffusa tramite Facebook, soprattutto sotto forma di contenuti visivi, quali video e meme. Il 69 percento di tali contenuti era rivolto contro i cristiani, seguiti da frequenti attacchi contro i musulmani[25].
Nel 2023 si è registrata una certa diffusione di narrazioni estremiste indù anche online, in particolare nel contesto del conflitto israelo-palestinese, che ha alimentato un’intensificazione dell’ostilità nei confronti dei cristiani. Tra le manifestazioni di tale ostilità si annoverano lo scetticismo verso un presunto miracolo cattolico a Point Pedro – dove si sarebbe verificata la fuoriuscita di sangue dagli occhi di una statua della Vergine Maria – e l’opposizione alla costruzione di una chiesa nelle vicinanze di un tempio induista. Sono inoltre riemerse accuse contro le Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam (LTTE), secondo cui il gruppo avrebbe promosso il Cristianesimo a scapito dell’Induismo[26]. I cristiani tamil sono stati ulteriormente accusati di perpetrare un “genocidio culturale” attraverso le conversioni religiose, una retorica che in alcuni casi è stata equiparata ad atti di terrorismo[27].
Nel 2024, l’esercito dello Sri Lanka ha imposto restrizioni all’accesso ai templi induisti situati in una zona ad alta sicurezza: solo 7 dei 21 templi presenti nell’area potevano essere utilizzati, e i fedeli erano obbligati a servirsi di trasporti gestiti dall’esercito e a fornire informazioni personali, compreso l’indirizzo di residenza, per poter accedere ai luoghi di culto[28].
Nel marzo 2024, otto fedeli indù tamil che partecipavano a un festival religioso sono stati arrestati, detenuti per oltre dieci giorni e, secondo quanto riferito, sottoposti a maltrattamenti. Sebbene le autorità locali avessero autorizzato i festeggiamenti per la Shivaratri in onore del dio Shiva, la polizia ha fatto irruzione nel tempio e ha aggredito i presenti. Le autorità hanno giustificato gli arresti sostenendo che i piccoli fuochi rituali accesi per la cerimonia rappresentassero un rischio. Alcuni monaci buddisti accompagnavano gli agenti durante gli arresti e i presunti abusi nei confronti dei fedeli indù[29].
Gruppi indù tamil militanti risultano particolarmente attivi a Batticaloa, dove hanno organizzato numerosi attacchi contro la comunità cristiana. Nel giugno 2024, quando alcuni membri di una chiesa cattolica locale hanno tentato di erigere una statua della Vergine Maria nei pressi di un tempio induista, si sono scontrati con l’opposizione di estremisti indù, i quali hanno collocato idoli induisti e buddisti accanto alla statua, nel tentativo di provocare la comunità cristiana. Le statue sono state successivamente rimosse[30].
La crescente discriminazione nei confronti delle minoranze da parte sia dello Stato che di attori non statali – in particolare contro i musulmani – ha contribuito ad alimentare le tensioni, aggravate da un diffuso sentimento ostile nei confronti della comunità musulmana, presente sin dalla fine della guerra civile. Nell’ottobre 2023, centinaia di allevatori tamil e musulmani della regione di Ampara – attivi nella zona da generazioni – si sono scontrati con agricoltori singalesi, molti dei quali ex militari. Per consolidare la presenza singalese nell’area contesa, alcuni monaci buddhisti hanno installato una nuova statua del Buddha nei pressi del territorio in disputa[31].
Nell’aprile 2024, il Dipartimento doganale dello Sri Lanka ha sequestrato 15.000 copie del Corano destinate alla distribuzione tra i musulmani bisognosi. Il carico è stato rilasciato solo nel settembre successivo e affidato al Dipartimento per gli Affari Culturali Musulmani[32].
I cristiani in Sri Lanka, in particolare i membri delle Chiese evangeliche indipendenti, hanno continuato a segnalare difficoltà legate alla registrazione dei luoghi di culto. Le comunità che intendono aprire nuovi centri religiosi sono obbligate a sottoporli a un processo di registrazione; tuttavia, il governo può imporre l’utilizzo esclusivo di sedi preesistenti. I critici di tale sistema sostengono che la prassi violi la libertà religiosa, in quanto condiziona l’apertura di luoghi di culto all’approvazione delle autorità e a una valutazione dei contenuti dottrinali[33]. Inoltre, nel marzo 2024, il Ministro per gli Affari Religiosi e Culturali, Vidura Wickramanayaka, ha incaricato il Commissario Generale per gli Affari Buddhisti di ordinare alla polizia di intervenire nei centri religiosi non registrati qualora coinvolti in attività di “conversione religiosa” [34].
Nel 2023, la National Christian Evangelical Alliance of Sri Lanka (NCEASL) ha documentato 43 episodi di intimidazione, minacce, interferenze durante i servizi religiosi e ostacoli alle attività delle comunità cristiane[35].
Un caso emblematico ha coinvolto i membri della chiesa Way to the Comfort Ministry a Seethwaka, oggetto di pressioni persistenti affinché cessassero le attività religiose cristiane nel villaggio. Il 26 gennaio 2025, alcuni monaci buddisti hanno affrontato i responsabili della chiesa, chiedendo la sospensione dei servizi di culto e sostenendo che nell’area fossero ammesse esclusivamente pratiche buddiste. Il pastore è stato inoltre accusato di conversioni forzate e di ricevere finanziamenti dall’estero. La sera successiva, un individuo non identificato ha lanciato pietre contro l’edificio di culto, danneggiando il tetto e sfiorando la moglie del pastore. La comunità ha sporto denuncia, dando avvio a un’indagine ufficiale. Le autorità hanno successivamente convocato un incontro a cui hanno partecipato tre monaci, il pastore e sua moglie, alcuni membri della chiesa e altri rappresentanti religiosi locali, con l’obiettivo di trovare una soluzione pacifica. Sebbene i monaci sembrassero accettare l’esito dell’incontro, uno di loro ha poi informato il pastore dell’intenzione di intraprendere un’azione legale[36].
In merito agli attentati della domenica di Pasqua del 2019, che hanno colpito tre chiese e diversi hotel, la Corte Suprema ha stabilito, il 12 gennaio 2023, che l’ex presidente Maithripala Sirisena e altri quattro alti funzionari non avevano agito in base agli avvertimenti ricevuti dai servizi di intelligence. Una mancata comunicazione tra le istituzioni avrebbe impedito che il primo ministro e il Consiglio dei ministri fossero informati del rischio imminente[37], mentre l’allora presidente, all’estero al momento degli attacchi, ha dichiarato di non aver ricevuto alcuna notifica[38]. La Corte ha ordinato a Sirisena di versare un risarcimento pari a circa 100 milioni di rupie, mentre ulteriori 210 milioni sono stati imposti congiuntamente agli altri funzionari ritenuti responsabili[39].
Alla vigilia del quinto anniversario degli attentati, nell’aprile 2024, il massimo rappresentante delle Nazioni Unite in Sri Lanka, Marc-Andre Franche, ha sollecitato il governo a condurre un’«indagine approfondita e trasparente» per individuare i responsabili degli attentati di Pasqua del 2019[40]. Il padre oblato Rohan Silva, direttore del Centre of Society and Religion di Colombo, ha ricordato come il cardinale Malcolm Ranjith, arcivescovo della capitale, avesse «evitato spargimenti di sangue» incontrando i leader musulmani subito dopo le esplosioni e rassicurandoli che «nulla sarebbe accaduto alla loro comunità»[41].
Nel settembre 2024, il nuovo presidente Anura Kumara Dissanayake ha promesso la riapertura delle indagini, assicurando al cardinale Ranjith il proprio impegno a fare piena luce sull’accaduto, nel corso di una conversazione telefonica poco dopo il suo insediamento[42].
Questo rinnovato impegno ha fatto seguito a un’inchiesta dell’emittente britannica Channel 4, che ha ipotizzato una possibile complicità o facilitazione da parte dei servizi segreti dello Sri Lanka, presumibilmente con l’intento di creare un clima politico favorevole all’ascesa di Gotabaya Rajapaksa. In risposta, il governo ha istituito una commissione d’inchiesta, presieduta da un giudice in pensione, per accertare la fondatezza di tali accuse[43].
Nel gennaio 2025, il cardinale Malcolm Ranjith ha rinnovato l’appello al governo affinché proceda con una riforma costituzionale. Ha sollecitato un’inchiesta approfondita non solo sulle cause e le responsabilità legate agli attentati della domenica di Pasqua, ma anche su più ampie questioni sistemiche, come la corruzione, che a suo avviso continuano a compromettere la governance democratica dello Sri Lanka[44].
Nell’ottobre 2024, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (UNHRC) ha adottato una risoluzione che estende di un ulteriore anno il mandato dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), incaricato di monitorare le «preoccupazioni in materia di diritti umani» nel Paese. Il governo guidato dal Janatha Vimukthi Peramuna (JVP) si è opposto alla risoluzione. Il Ministro degli Esteri, Vijitha Herath, ha affermato che il manifesto elettorale del partito prevedeva «meccanismi di tutela dei diritti umani di natura progressista» e che l’esecutivo necessitava di «più tempo per portare avanti l’attività di monitoraggio delle violazioni». Secondo i critici, la riluttanza del governo a sostenere la risoluzione sarebbe legata ai forti legami tra i partiti di governo, JVP e National People’s Power (NPP), e le forze di sicurezza, nonché alla presenza, all’interno dell’NPP, di individui potenzialmente coinvolti in crimini di guerra e altre gravi violazioni dei diritti umani[45].
Come evidenziato nella sezione sul quadro giuridico, l’applicazione della normativa nazionale di attuazione del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) si è concentrata, in misura crescente, su dichiarazioni ritenute offensive nei confronti del Buddhismo, religione maggioritaria nel Paese. Tra maggio 2023 e dicembre 2024, si sono registrati numerosi arresti significativi basati su tale normativa, tra cui quelli della comica Nathasha Edirisooriya e del pastore evangelico Jerome Fernando.
Nel maggio 2023, Nathasha Edirisooriya è stata arrestata a seguito di una performance satirica nella quale ha pronunciato alcune battute ritenute irrispettose verso il Buddhismo. Incriminata ai sensi dell’ICCPR Act, è stata successivamente rilasciata su cauzione. L’Alta Corte ha stabilito che i suoi commenti non incitavano alla violenza né generavano ostilità verso i buddhisti[46].
Il 1° dicembre 2023, il pastore cristiano evangelico Jerome Fernando è stato arrestato dal Dipartimento investigativo criminale (CID) per aver dichiarato che «il Buddha stava cercando Gesù». È stato accusato di incitamento all’odio e posto in custodia cautelare fino al 13 dicembre[47].
Tali episodi hanno suscitato forti critiche da parte della società civile e di osservatori internazionali, i quali hanno denunciato un uso strumentale e selettivo della legge ICCPR. Secondo tali critiche, la normativa verrebbe applicata in modo improprio per reprimere opinioni dissenzienti o espressioni religiose non conformi, compromettendo la libertà di espressione e la libertà religiosa, e verrebbe attivata con maggiore prontezza contro membri delle minoranze religiose piuttosto che nei confronti di buddhisti.
Un episodio particolarmente emblematico si è verificato nell’ottobre 2023, quando Sumanarathana Ampitiye, un monaco buddhista singalese noto per il suo estremismo, i discorsi d’odio, le aggressioni e l’incitamento alla violenza, ha diffuso sui social media un video in cui minacciava apertamente di uccidere tutti i Tamil presenti nel sud del Paese. Nel filmato dichiarava: «Ogni singolo Tamil sarà fatto a pezzi! Saranno tutti uccisi! Tutti i Tamil nel sud saranno fatti a pezzi e massacrati! I singalesi li massacreranno»[48].
Un’eccezione a questa impunità si è registrata il 10 gennaio 2025, quando Galagodaaththe Gnanasara Thero, noto monaco buddhista singalese, leader del movimento nazionalista Bodu Bala Sena (BBS) e stretto alleato dell’ex presidente Gotabaya Rajapaksa – sotto la cui amministrazione era stato nominato membro di una task force presidenziale per la tutela dell’armonia religiosa – è stato condannato a una pena detentiva per insulti all’Islam e incitamento all’odio religioso. La sentenza si riferisce a dichiarazioni rilasciate durante una conferenza stampa nel 2016, in cui affermava: «L’Islam è un cancro… deve essere sradicato».
Il caso rappresenta una rara condanna penale nei confronti di un monaco buddhista in Sri Lanka, nonché la seconda incarcerazione di Gnanasara Thero: nel 2024 era già stato condannato per discorsi d’odio contro i musulmani, ma aveva ottenuto la libertà su cauzione in attesa dell’appello contro una condanna a quattro anni di reclusione. Con la nuova sentenza a nove mesi di carcere e una multa di 1.500 rupie singalesi – con un mese aggiuntivo di detenzione in caso di mancato pagamento – il Tribunale Magistrale di Colombo ha inteso riaffermare la tutela costituzionale della libertà religiosa[49]. Questa decisione ha suscitato un ampio dibattito sull’intolleranza religiosa e sull’influenza crescente del nazionalismo buddista nella sfera politica e sociale dello Sri Lanka[50].
Prospettive per la libertà religiosa
Nonostante la significativa riduzione dell’attività terroristica – lo Sri Lanka ha registrato cinque anni consecutivi senza attentati e ha ottenuto un punteggio pari a zero nel Global Terrorism Index 2025 – tale miglioramento della sicurezza non si è tradotto in un progresso sul piano della libertà religiosa, che continua invece a deteriorarsi. L’impiego ricorrente di normative vaghe e discriminatorie per arrestare membri di minoranze religiose, reprimere il dissenso e, in taluni casi, garantire l’impunità agli autori di violenze a sfondo etnico-religioso compromette gravemente il rispetto dei diritti fondamentali. Personalità come il monaco buddista estremista Sumanarathana Ampitiye continuano a diffondere retoriche incendiarie senza conseguenze rilevanti, contribuendo a consolidare un clima di impunità.
Parallelamente, la crescente affermazione dell’influenza del Buddismo singalese nella Provincia Orientale ha acuito le tensioni con le comunità tamil e musulmane, alimentando il timore di una possibile escalation di violenza settaria. Particolarmente preoccupante appare l’emergere di un Induismo tamil radicalizzato, che rischia di evolvere in forme di militanza violenta analoghe a quelle che alimentarono il separatismo delle Tigri per la Liberazione del Tamil Eelam (LTTE), ma con connotazioni fortemente religiose. Movimenti come Siva Senai rischiano infatti di costituire l’equivalente minoritario delle formazioni nazionaliste maggioritarie, quali il Bodu Bala Sena (BBS), in una dinamica di rivalità settaria destinata a inasprirsi.
Infine, il rifiuto da parte del nuovo governo del Janatha Vimukthi Peramuna (JVP) di sostenere la risoluzione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, unito alla riluttanza a favorire l’accertamento delle responsabilità per i crimini commessi durante la guerra civile, contribuisce a erodere ulteriormente la fiducia pubblica nelle istituzioni. Alla luce delle numerose tensioni politiche, sociali e religiose che attraversano il Paese, le prospettive per la libertà religiosa in Sri Lanka si confermano negative.
Fonti