SUDAFRICA
Quadro giuridico relativo alla libertà religiosa ed effettiva applicazione
Nel 1996, a seguito della fine del regime dell’apartheid nel 1994, il Sudafrica ha adottato una nuova Costituzione che vieta ogni forma di discriminazione, inclusa quella basata sulla religione (sezione 9, paragrafi 2-5)[1].
Ai sensi della sezione 15 (paragrafo 1), ogni individuo «ha il diritto alla libertà di coscienza, di religione, di pensiero, di credo e di opinione». La sezione 15 (paragrafo 2) stabilisce che «le pratiche religiose possono essere svolte in istituzioni statali o sostenute dallo Stato, a condizione che tali pratiche rispettino le norme stabilite dalle autorità pubbliche competenti… siano svolte in modo equo, e che la partecipazione ad esse sia libera e volontaria». La sezione 15 (paragrafo 3a) riconosce inoltre «i matrimoni contratti secondo una qualsiasi tradizione, o un sistema di diritto religioso, personale o familiare; o sistemi di diritto personale e familiare appartenenti a una determinata tradizione o professati da persone di una determinata religione». Tale riconoscimento ha spinto il Parlamento sudafricano ad ampliare la normativa in materia matrimoniale[2].
Nel 1998 è stata adottata la Legge sul Riconoscimento dei Matrimoni Consuetudinari, che consente la poligamia, ma solo in riferimento alle «usanze e consuetudini tradizionalmente osservate tra i popoli indigeni africani»[3]. Nel 2006 è entrata in vigore la Legge sulle Unioni civili, che permette il matrimonio tra persone dello stesso sesso[4]. Nel 2020, la legge è stata modificata per abrogare la sezione 6, che consentiva agli ufficiali di stato civile di rifiutarsi di celebrare matrimoni omosessuali per motivi di coscienza, religione o credo[5].
Nel 2010 è stato presentato un disegno di legge sul matrimonio musulmano, ma non è mai stato approvato. La questione è attualmente oggetto di un procedimento giudiziario ancora in corso[6].
Nel novembre 2023, il governo ha approvato il Disegno di legge unico sul matrimonio, una proposta legislativa finalizzata a unificare le tre principali leggi matrimoniali del Paese. Tuttavia, il testo è stato oggetto di critiche da parte di leader religiosi e culturali, che lo hanno giudicato eccessivamente permissivo e privo di sufficienti limitazioni. I detrattori temono che la riforma possa legalizzare «ogni nuova tendenza sociale» e compromettere valori culturali e religiosi, in particolare presso le comunità che non accettano la poliandria (il matrimonio di una donna con più uomini) o le unioni tra persone dello stesso sesso[7].
Sebbene i matrimoni religiosi non siano ancora pienamente riconosciuti dal diritto civile, essi garantiscono alcune tutele limitate in materia di mantenimento in caso di decesso del coniuge, successione in assenza di testamento, comunione dei beni e protezione contro la violenza domestica[8].
La sezione 16 della Costituzione tutela la libertà di espressione, ma esclude da questa protezione «l’incitamento all’odio fondato su razza, etnia, genere o religione che costituisca istigazione a causare danno».
Sebbene la Costituzione sudafricana sia in gran parte silente in merito all’insegnamento della religione, l’educazione religiosa fa parte del curriculum nazionale. Tuttavia, «l’insegnamento di una particolare fede o credo con l’intento di inculcare l’adesione a quella fede o credo» è vietato nelle scuole statali[9]. Nel 2017, una sentenza dell’Alta Corte di Johannesburg ha proibito alle scuole pubbliche di promuovere un’unica religione, rafforzando il principio di pluralismo confessionale nell’ambito scolastico[10].
La sezione 7 della Legge sudafricana sulle scuole stabilisce che, «fatte salve la Costituzione e le eventuali leggi provinciali applicabili», le pratiche religiose possono svolgersi in una scuola pubblica secondo le regole adottate dall’organo direttivo, a condizione che siano attuate in modo equo e che la partecipazione da parte di studenti e personale sia libera e volontaria[11].
La sezione 29 (paragrafo 3) della Costituzione afferma che «tutti hanno il diritto di istituire e mantenere, a proprie spese, istituzioni educative indipendenti che non discriminino in base alla razza». Tali istituzioni devono essere registrate presso lo Stato e mantenere standard non inferiori a quelli delle scuole pubbliche comparabili. È inoltre previsto che possano ricevere sovvenzioni pubbliche. Questo quadro ha consentito l’apertura di numerose scuole religiose da parte di gruppi cristiani, islamici ed ebraici[12]. Nel 2024, ad esempio, si contavano 355 scuole cattoliche nel Paese, di cui circa il 70 percento classificate come «scuole pubbliche su terreni di proprietà della Chiesa» e il restante 30 percento come «istituzioni indipendenti»[13].
La sezione 31 (paragrafo 1) della Costituzione garantisce ai membri delle comunità religiose il diritto di «godere della propria cultura, praticare la propria religione e usare la propria lingua» insieme ad altri appartenenti alla stessa comunità. Tali gruppi possono inoltre «formare, aderire e mantenere associazioni culturali, religiose e linguistiche e altri organi della società civile», purché le loro attività non siano «incompatibili con alcuna disposizione della Carta dei Diritti» (sezione 31, paragrafo 2).
La Commissione sudafricana per i diritti umani (South African Human Rights Commission, SAHRC) è un’agenzia costituzionale incaricata di promuovere la democrazia attraverso la tutela dei diritti fondamentali, inclusa la libertà religiosa[14]. Essa ha il compito, insieme ai tribunali, di indagare e perseguire eventuali violazioni dei diritti umani, agendo «senza timore, favoritismi o pregiudizi»[15].
Le comunità religiose non sono obbligate a registrarsi presso le autorità, ma quelle che lo fanno possono accedere a benefici fiscali, tra cui esenzioni tributarie[16].
Le comunità religiose non sono obbligate per legge a registrarsi presso le autorità, ma quelle che scelgono di farlo possono beneficiare di alcune agevolazioni, tra cui l’esenzione fiscale.
Oltre alla Commissione sudafricana per i diritti umani (SAHRC), il Paese dispone anche della Commissione per la promozione e la protezione dei diritti delle comunità culturali, religiose e linguistiche (nota come Commissione CRL)[17]. Tale organismo, composto da esponenti politici, religiosi e accademici, ha il compito di rafforzare la democrazia costituzionale promuovendo i diritti delle comunità religiose, linguistiche e culturali, nonché favorendo l’unità e il dialogo tra esse[18].
Il Sudafrica riconosce dodici festività ufficiali, di cui due esplicitamente cristiane: il Natale e il Venerdì Santo. Altre due ricorrenze pubbliche, il Giorno della Famiglia e il Giorno della Benevolenza, coincidono rispettivamente con il Lunedì di Pasqua e il giorno di Santo Stefano[19]. Nessun’altra festività religiosa è riconosciuta ufficialmente. Alcuni gruppi religiosi minoritari hanno criticato questa situazione, chiedendo il riconoscimento delle proprie ricorrenze sacre come giorni festivi[20]. Anche la Commissione per la riforma legislativa ha auspicato una revisione[21] dell’attuale quadro normativo.
Nel dicembre 2023, il Parlamento ha approvato il Disegno di legge sulla prevenzione e il contrasto dei crimini e discorsi d’odio, suscitando un ampio dibattito pubblico. Secondo i critici, la normativa rappresenta «un grave passo indietro» per la libertà di espressione, in quanto introduce definizioni poco chiare e pene severe — fino a cinque anni di reclusione — per i reati di hate speech[22]. Il Presidente Cyril Ramaphosa ha firmato la legge il 9 maggio 2024, dichiarando che essa mira a contrastare i crimini d’odio e l’incitamento alla xenofobia. Tuttavia, al momento della redazione del presente rapporto, la legge non era ancora entrata in vigore, a causa di irregolarità procedurali e di persistenti dubbi circa la sua costituzionalità[23].
Nell’ottobre 2024, il Ministero dell’Interno ha annunciato l’inizio del rilascio di certificati ufficiali per i matrimoni musulmani, riconoscendo così queste unioni all’interno del sistema legale nazionale. In precedenza, i matrimoni islamici non erano contemplati né dalla Legge sui matrimoni del 1961 né da quella sul divorzio del 1979, generando incertezza legale in caso di separazione o morte del coniuge[24]. Tuttavia, il Consiglio Giudiziario Musulmano ha espresso riserve sul nuovo certificato, affermando che esso non rispetta i requisiti previsti dalla shari‘a e invitando la comunità musulmana a non adottare le licenze matrimoniali governative nella loro forma attuale[25].
Episodi rilevanti e sviluppi
Il Sudafrica continua ad affrontare gravi difficoltà socio-economiche. Circa il 20 percento della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà internazionale di 2,15 dollari al giorno, mentre il Paese registra il più alto livello di disuguaglianza economica al mondo, con un coefficiente di Gini pari a 0,63[26].
Sebbene negli ultimi anni si siano ridotti gli episodi di violenza xenofoba su vasta scala, permane un diffuso sentimento anti-immigrati, spesso strumentalizzato a fini politici. Il movimento di vigilanza Operation Dudula, noto per la sua retorica ostile verso i migranti, si è registrato come partito politico in vista delle elezioni generali del maggio 2024[27], suscitando preoccupazione tra le organizzazioni per i diritti umani. I migranti provenienti da Paesi africani e asiatici — molti dei quali a maggioranza musulmana — continuano a essere stigmatizzati a causa delle persistenti difficoltà economiche.
Negli ultimi anni si è verificata una serie preoccupante di omicidi di leader religiosi. Il 6 ottobre 2023, Dwayne Gordon, predicatore ospite presso l’Eagles Christian Centre di Newlands, è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco durante una funzione. Il 12 marzo 2024, tre monaci copti sono stati accoltellati a morte nel loro monastero nei pressi di Pretoria. Il giorno successivo, padre William Banda, missionario zambiano della Società Missionaria di San Patrizio, è stato assassinato nella sacrestia mentre si preparava a celebrare la Messa nella cattedrale Holy Trinity di Tzaneen, nella provincia di Limpopo[28].
Il 27 aprile 2024, padre Paul Tatu, missionario stimmatino originario del Lesotho e responsabile della comunicazione presso la Conferenza Episcopale Cattolica dell’Africa Australe (SACBC), è stato ritrovato senza vita nei pressi di Pretoria. Secondo alcune ricostruzioni, il sacerdote si era recato a far visita a un’amica malata, Phumla Dladla, e potrebbe aver assistito al suo omicidio. Sarebbe stato costretto a salire in auto, condotto altrove e infine giustiziato con un colpo alla nuca[29]. Nell’agosto 2025 è iniziato il processo a carico del sergente Mokgessing Dladla, marito della donna, accusato di entrambi gli omicidi[30].
La Commissione per la Promozione e la Protezione dei Diritti delle Comunità Culturali, Religiose e Linguistiche (CRL) ha continuato a indagare su numerose denunce di abusi, in particolare in contesti settari. Nel 2024 è proseguito il processo a carico del vescovo Stephen Zondo, fondatore delle Living Waters Ministries, accusato di stupro e di manipolazione psicologica nei confronti dei fedeli[31].
I rituali tradizionali di iniziazione, come la circoncisione maschile e la mutilazione genitale femminile, hanno causato diverse vittime tra il 2023 e il 2024. Un rapporto del 10 luglio 2024 ha registrato almeno 12 decessi tra giovani durante la stagione invernale di iniziazione. La Commissione sudafricana per i diritti umani (SAHRC) e le autorità locali del Dipartimento per la governance cooperativa e gli affari tradizionali (CoGTA) della provincia dell’Eastern Cape hanno attribuito le morti a disidratazione, percosse e negligenza[32].
L’8 dicembre 2024 sono stati confermati altri otto decessi legati a pratiche di circoncisione illegale[33]. Il 20 dicembre è stato reso noto un ulteriore bilancio di 17 vittime, che ha spinto la Commissione sudafricana per i diritti umani a invocare una maggiore vigilanza da parte delle comunità e una più rigorosa applicazione dei protocolli di sicurezza[34]. In risposta, la Commissione CRL e i leader tradizionali hanno avviato un dialogo volto a prevenire nuove perdite di vite umane, sottolineando la necessità di bilanciare il rispetto delle tradizioni culturali e religiose con la tutela dei diritti fondamentali[35].
Nel maggio 2024 si sono svolte le elezioni parlamentari. L’African National Congress (ANC) ha ottenuto il 40 percento dei voti, perdendo per la prima volta la maggioranza assoluta dal 1994[36]. Il suo leader, Cyril Ramaphosa, ha formato un governo di coalizione con la Democratic Alliance (DA), storicamente sostenuta da elettori bianchi, coloured e indiani. L’ANC ha mantenuto 20 dei 32 ministeri; sei sono stati assegnati alla DA e i restanti a partiti minori, tra cui l’Inkatha Freedom Party di orientamento nazionalista zulu[37]. L’ANC è salito al potere nel 1994 con la storica elezione di Nelson Mandela, segnando la fine del regime di apartheid e della dominazione della minoranza bianca.
La Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Cattolica dell’Africa Australe ha elogiato lo svolgimento pacifico e regolare delle elezioni, definendole un esempio positivo per l’intero continente africano. Pur segnalando alcune carenze logistiche e un marcato calo dell’affluenza, ha descritto il Sudafrica come «una delle migliori democrazie dell’Africa». In contrasto con tale valutazione, 58 parlamentari del partito MK, legato all’ex presidente Jacob Zuma, hanno denunciato presunte irregolarità elettorali e annunciato l’intenzione di boicottare i lavori del Parlamento.
Nell’agosto 2024, l’arcivescovo Sithembele Anton Sipuka, presidente della Conferenza Episcopale Cattolica dell’Africa Australe (SACBC), ha espresso profonda preoccupazione per le notizie secondo cui il Sudafrica verrebbe utilizzato come hub finanziario dallo Stato Islamico (IS)[38]. Il presule ha criticato la scarsa reazione delle autorità governative, invocando un’azione urgente e determinata. Secondo indagini internazionali, l’ISIS avrebbe trasferito fondi attraverso istituti bancari sudafricani per sostenere gruppi affiliati nella Repubblica Democratica del Congo[39]. Un individuo residente a Durban è stato sanzionato per aver finanziato le attività dell’IS in Congo mediante estorsioni e rapimenti a scopo di riscatto; un altro, con base a Città del Capo, risulterebbe coinvolto nell’addestramento di operativi per attività criminali[40]. Monsignor Sipuka ha inoltre menzionato il ritrovamento di un campo di addestramento paramilitare nella provincia di Limpopo, dove 95 reclute libiche — presumibilmente legate alle forze del generale Haftar dell’Esercito Nazionale Libico — stavano ricevendo formazione, sollevando ulteriori allarmi sulla presenza di infrastrutture estremiste nel Paese[41].
Il Consiglio Ebraico Sudafricano dei Deputati (SAJBD) ha denunciato un forte incremento degli episodi antisemiti, passati da 68 nel 2022 a 207 nel 2023. Gli atti segnalati includono minacce verbali, molestie online, atti vandalici e graffiti antisemiti. L’aumento è stato in parte attribuito a dichiarazioni politiche successive all’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre[42]. Solo nel periodo ottobre-dicembre 2023, gli episodi antisemiti sono aumentati del 631 percento rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente[43].
Il 5 dicembre 2024, un ordigno è stato lanciato oltre il muro di una sede comunitaria ebraica a Città del Capo; l’esplosivo non è detonato. Il SAJBD ha sollecitato una ferma condanna da parte del Presidente, qualificando l’episodio come crimine d’odio contro la comunità ebraica[44]. A Johannesburg, un rabbino è stato aggredito all’esterno di una sinagoga, mentre a Città del Capo una persona è stata colpita alla testa con un’asta durante una manifestazione pro-Palestina[45].
Nel giugno 2024, una donna musulmana è stata uccisa a Durban e il marito accoltellato quindici volte, apparentemente a causa del loro sostegno pubblico alla causa palestinese[46].
Il 7 febbraio 2025, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha emanato un ordine esecutivo con cui ha sospeso tutti gli aiuti del governo USA al Sudafrica[47]. Nella stessa settimana, il segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato che non avrebbe partecipato al vertice del G20 previsto in Sudafrica. L’ordine presidenziale ha citato come motivazione la Legge sull’Esproprio (Expropriation Act 13 del 2024), sostenendo che il Paese sarebbe teatro di violenze, retorica d’odio e persecuzioni contro la minoranza afrikaner, nonché di espropri di terre senza indennizzo[48]. Secondo il censimento del 2022, il 90 percento dei bianchi sudafricani si identifica come cristiano.
Il presidente Cyril Ramaphosa ha smentito categoricamente l’esistenza di qualsiasi forma di persecuzione politica, religiosa o economica, dichiarando: «Dobbiamo contestare in particolare la narrativa completamente falsa secondo cui il nostro Paese sarebbe un luogo in cui le persone di una certa razza o cultura sono perseguitate»[49]. Anche un gruppo di leader cristiani anglicani, riformati e carismatici di diverse tendenze politiche ha respinto le affermazioni dell’amministrazione statunitense. Il gruppo ha sottolineato come l’idea di una “violenza sproporzionata” contro i bianchi ignori il fatto che i sudafricani neri continuano a subire le peggiori forme di violenza e privazione[50]. Genocide Watch ha rilevato che, pur rappresentando circa l’otto percento della popolazione, i bianchi costituiscono meno del due percento delle vittime di omicidio[51].
Anche diversi leader cristiani hanno condannato l’ordine esecutivo del 7 febbraio 2025, sottolineando che l’improvvisa interruzione degli aiuti statunitensi avrebbe colpito in modo sproporzionato i malati di HIV in cura con antiretrovirali, contribuendo «alla morte precoce dei poveri e dei vulnerabili»[52]. Nella stessa direzione, il cardinale Stephen Brislin, arcivescovo cattolico di Johannesburg, ha definito la sospensione degli aiuti «un’enorme tragedia»[53].
Quasi un quinto dei sudafricani bianchi ha lasciato il Paese dal 1994, anno in cui l’ANC è salito al potere[54]. Tuttavia, autorevoli voci cristiane hanno invitato questa comunità a rimanere, in particolare l’evangelista e agricoltore Angus Buchan, profondamente radicato nella comunità zulu[55]. Nel maggio 2025, un primo gruppo di 59 sudafricani afrikaner bianchi è giunto negli Stati Uniti, dove riceverà lo status di rifugiato.
Prospettive per la libertà religiosa
Il Sudafrica continua a offrire un contesto generalmente favorevole all’esercizio della libertà religiosa, grazie a un solido impianto costituzionale che tutela la libertà di religione, di coscienza e di credo. Ciò ha consentito una pacifica coesistenza tra comunità religiose eterogenee, contribuendo alla coesione sociale del Paese.
Tuttavia, alcuni recenti sviluppi normativi hanno sollevato preoccupazioni. La Legge sulla prevenzione e il contrasto dei crimini d’odio e dei discorsi d’odio, promulgata nel maggio 2024, è stata criticata per la vaghezza delle sue definizioni e per i possibili rischi di limitazione della libertà di espressione, nonostante le esenzioni previste per motivazioni religiose. Analogamente, il Disegno di legge unico sul matrimonio — volta a unificare i diversi regimi matrimoniali in un unico quadro giuridico — è stata oggetto di contestazione da parte di rappresentanti religiosi, che temono un’imposizione statale contraria ai principi dottrinali, in particolare su temi come le unioni tra persone dello stesso sesso e la poliandria.
Sebbene il riconoscimento dei matrimoni musulmani, avvenuto nell’ottobre 2024, sia stato accolto positivamente da molti, alcune organizzazioni islamiche, come il Consiglio Giudiziario Islamico (Muslim Judicial Council), hanno espresso riserve sull’incompatibilità del nuovo quadro legale con i principi della shari‘a.
Nonostante tali criticità, le prospettive generali per la libertà religiosa nel Paese restano complessivamente positive.
Fonti